L'ABITO POPOLARE ITALIANO

di Elisabetta Silvestrini

Tra i più conosciuti abiti professionali è da considerarsi l'abbigliamento dei pastori, che nella versione usata per il lavoro era molto simile in tutta l'area continentale italiana, con le eccezioni significative della Sardegna e dell'arco alpino. Questo abbigliamento era caratterizzato dalla effettiva e persistente funzionalità dei suoi elementi, e da una stretta correlazione con l'attività esercitata. I pastori, di ovini o di bovini, facevano uso di abiti di pelle di animale (giacche, guardamacchia, fasce per gambe) o di stoffa (mantelli) per proteggersi rispettivamente dal freddo o dal vento durante la transumanza e le ore passate all'aperto; si usava il materiale più immediatamente disponibile, cioè la pelle degli animali allevati. L'abito costituito per la maggior parte di pelle animale rappresenta una scelta che investe la sfera tecnologica ed economica, e insieme un elemento simbolico di identificazione con quegli animali che sono la principale cura e fonte di sussistenza. I pastori coperti di pelli si vestivano, per così dire, da bestie, e non in funzione autodenigratoria, ma con la fierezza della propria condizione che è tipica delle società pastorali. A Capracotta (IS) il pastore Giacomo Venditti ha descritto l'abito che indossava da pastore, nella sua giovinezza, come un abito decorato e portato con orgoglio: la giacca di pelle di pecora (pellicciònë) era tutta ornata di bottoni di vari colori e di pezzi di pelle marocchino, policroma.

L'abbigliamento in cuoio conserva infatti ancora oggi un suo carattere di aggressività, legato com'era, in origine, alle culture degli allevatori e soprattutto dei cacciatori; l'abbigliamento in cuoio ha contraddistinto alcune categorie di duri o presunti tali, tassisti, camionisti, motociclisti, punk, blousons noir degli anni '50, figure legate in qualche modo alla strada e ad un reale o preteso nomadismo. Nelle sue versioni più nere, l'abbigliamento in cuoio diviene l'emblema dei bracci armati delle dittature (nazisti, fascisti), o dei riti e comportamenti sessuali della componente sadomasochistica.

  • E. Silvestrini, L'abito popolare italiano, in «La Ricerca Folklorica», VII:14, Grafo, Brescia, ottobre 1986, pp. 14-18.

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