LA CASA RURALE NEGLI ABRUZZI

di Mario Ortolani (1909-1998)

Oggi, le serie di edifici più suggestivi e più vetusti si possono ammirare lungo la via Diomede Falconio e lungo la parallela via Ricciardelli. Alla periferia dell'abitato preziosi esemplari sono andati demoliti per effetto di bombardamenti aerei: altri edifici sono stati rimessi in sesto con qualche adattamento moderno.

Nel grande regno dell'antica dimora appenninica di alta montagna a scala generalmente interna, abbiamo quindi a sud della Maiella una piccola isola pescolana, a 1400 metri di altitudine, nella quale la scaletta in pietra suole svilupparsi fino al primo piano esternamente - come alla Rocca di Calascio, m. 1460. Le particolari esigenze climatiche (alludo alle bufere di neve) e lo stato d'isolamento possono essere sufficienti per giustificare una tale anomalia, ma è probabile che agiscano anche altre cause naturali, storiche ed etniche di meno chiara interpretazione.

Allo stesso modo, sembra il prodotto di una evoluzione locale, particolare, la casa del grosso centro di Capracotta, il più alto (m. 1421) del Molise: Pescocostanzo e Capracotta distano in linea d'aria appena una quindicina di chilometri l'uno dall'altro, ma sono divisi dalla profonda incisione del Sangro. A Capracotta è possibile riconoscere, tra le ricostruzioni di guerra, un superstite tipo arcaico turriforme di casa in pietra squadrata, a base rettangolare, a tre o quattro piani, con tetto displuviato a capanna, fortemente inclinato e ricoperto di lastre. Si allega una fotografia a titolo documentario.

  • M. Ortolani, La casa rurale negli Abruzzi, Olschki, Firenze 1961, pp. 27-28.

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