DESCRIZIONE DE' REALI DOMINJ AL DI QUA DEL FARO

di Giuseppe Del Re (1806-1864)

Più degli uomini son frugali e sobrie le donne, le quali sono fregiate di bello e casto pudore. La verecondia, la timidezza, l'austerità son tali doti che ammiransi particolarmente nelle femminette di campagna, le quali sono inoltre laboriose e buone massaie, o che a' leggieri lavori donneschi si addicano, o che dividano co' loro mariti e co' loro figliuoli le penose cure de' campi. A differenza degli uomini, lodatori e seguitatori degli antichi sistemi, esse amano le nuovo usanze ed i nuovi tessuti de' quali si vestono. Più che le altre sono inchinevoli a tali novità, quelle che abitano le contrade marittime: fanno uso di fogge più semplici e più leggiere; e le fanciulle vanno col capo scoperto senza veli e senza reti, ma con capelli intrecciati a vari modi: laddove le montanine di troppe vesti e di troppi ornamenti si sopraccaricano, e portano il capo velato con certi panni lani tempestati di rabeschi bianchi lavorati ad ago e fregiati di nastri, fettucce, e grossi spilloni di argento che tengono ferme le chiome. Quelle han forme svelte e leggere , un colorito che tende al bruno, un naso piuttosto aquilino, ed occhi grandi e vivaci; queste sono di grande persona, di forme grosse e massiccie, di un colorito assai vivo, di capelli per lo più castagni e di occhi nerissimi. Fra tutte meritano vanto di bellezza le donne di Ripalimosano, di Campochiaro, di Capracotta, di Baselice, d'Isernia, di Montagano, di Cameli, di Frosolone, di Carovilli, di Pescolanciano e di Vastogirardo.

  • G. Del Re, Descrizione topografica, fisica, economica, politica de' Reali dominj al di qua del faro nel Regno delle Due Sicilie, con cenni storici fin da' tempi avanti il dominio de' romani, vol. III, Dentro la Pietà de' Turchini, Napoli 1836, p. 13.

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