FEUDI PRENORMANNI DEI BORRELLO

di Angelo Ferrari (1954)

Nell'autunno del 1061 il capo normanno Riccardo d'Aversa, che non tralasciava nulla per cercare di accrescere i propri domini, piombò improvvisamente sulla Terra Borrellense e nessuno riuscì a prevenire l'attacco né ad organizzare la minima difesa. Borrello II in quel momento si trovava a Civitas Burrelli ed era intento ad organizzare una azione militare per penetrare nella Provincia dei Marsi, a nord del Sangro. Era impreparato a fronteggiare un nemico che si era presentato improvvisamente invadendo i suoi territori da sud.

I Normanni, risalendo il Volturno investirono i possedimenti dei Borrello devastando e saccheggiando le terre e i castelli di Fuorlì, Rocca Sicone, Carovilli, Petra Abbondante, Anglone, puntando poi su Capra Cotta (Capracotta). Dopo pochi giorni Riccardo riprese la sua offensiva dirigendosi ancora più a nord con l'intenzione di superare le giogaie del Monte Campo e piombare all'improvviso su Pesco Pignataro, Rosielo e Civitas Burrelli.

Borrello II, riavutosi dalla sorpresa iniziale, si rese conto che doveva decidere in fretta e risolutamente di fronte a questo evento nuovo e inatteso che poneva in discussione l'esistenza stessa del suo stato. Ordinò ai fratelli Oderisio e Randuisio e al nipote Berardo di barricarsi entro le mura dei castelli ancora in loro possesso, mettendo al sicuro quante più masserizie possibile e rifornimenti di ogni genere, in modo da non lasciare nulla che potesse essere utile ai Normanni. La resistenza dei Borrello non poteva durare a lungo, non erano preparati a sopportare un assedio, ma confidavano in un alleato veramente temibile: l'inverno del 1061.

  • A. Ferrari, Feudi prenormanni dei Borrello tra Abruzzo e Molise, Uni Service, Trento 2007, pp. 71-72.

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