LA FIGLIA DI IORIO

di Gabriele d'Annunzio (1863-1936)

Aligi – Mi partii per lo stazzo dopo vespro,
la vigilia di San Giovanni. All'alba

io mi trovai di sopra a Capracinta
e stetti ad aspettare il sole. E vidi
dentro dal cerchio sanguinare il capo
del Decollato. Poi venni allo stazzo,
ripresi a pasturare e a dolorare.
E mi parea che mi durasse il sonno
e la mandra brucasse la mia vita.
Allora il cuore mio chi lo pesò?
O Cosma, vidi prima l'ombra e poi
la sua persona, là, sul limitare.
Era il giorno di Santo Teobaldo.
Stava seduta questa creatura
sopra la pietra; e non poté levarsi
ché i piedi eran piagati. Disse: – Aligi,
mi riconosci? – Io dissi: –Tu sei Mila.
E non parlammo più, ché più non fummo
due. Né quel giorno ci contaminammo
né dopo mai. Lo dico in verità.

  • G. d'Annunzio, La figlia di Iorio, Treves, Milano 1904, pp. 72-73.

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