• Letteratura Capracottese

Gli alberghi di Capracotta dal 1904 ad oggi


L'Hotel Quisisana in una cartolina turistica del 1909.

In poco più di un secolo a Capracotta si sono avvicendati, il più delle volte sovrapponendosi data la mole di avventori, ben nove hotel, con l'industria del turismo che nacque ufficialmente nel 1904, quando vennero impiantati ben tre alberghi di categoria, due nel rione Sant'Antonio, uno in quello di San Giovanni. Si pensi che l'Ente nazionale italiano per il Turismo verrà istituito soltanto quindici anni dopo.

Il primo hôtel-pension di Capracotta è l'Albergo Cimalte del sig. Vincenzo Giuliano, sito in corso Sant'Antonio 67, in quello che allora era il palazzo dell'avvocato conciliatore Ruggiero Conti. In Puglia si diceva che il Cimalte fosse caratterizzato da «sfarzosa eleganza e buon gusto» e che rendeva accessibile ai clienti l'illuminazione elettrica, la posta-telegrafo e il «servizio proprio di vetture alla stazione dietro richiesta». Questo hotel chiuse definitivamente i battenti all'inizio degli anni '30 ma il suo nome è consegnato alla storia della letteratura europea da quando lo scrittore Christian Beck, nell'estate del 1909, «viveva all'Albergo Cimalte e partecipava ai trattenimenti musicali». Sapevate che il lungo soggiorno di Beck a Capracotta darà vita al romanzo "Le papillon", pubblicato a Liegi nel 1910?

Esattamente di fronte al Cimalte aprì invece l'Hotel Monte Campo, nel palazzo del giudice di tribunale Giulio Conti, un albergo che restò in funzione almeno fino al 1935. Questo albergo è tornato a nuova vita, nel nome, grazie al suo omonimo che si trova oggi alle pendici di Monte Campo. Riaperto al pubblico nel 2018 grazie all'amore e ai sacrifici della famiglia Carnevale, l'ex Albergo Santa Lucia, ribattezzato Monte Campo, vive oggi una seconda giovinezza.

Nel lontano 1905 venne inaugurato, in via San Giovanni (oggi via Pescara), l'Albergo Quisisana, un hotel che il proprietario - il sig. Nicola Nardizzi di Roma - aveva dotato di «cessi all'Inglese», ossia di servizi igienici composti da «una seditoia ordinariamente di marmo o di lavagna, sotto di cui vi sia un vaso di figura conica troncata, il di cui cerchio maggiore sia ligato alla seditoia, ed il minore sia innestato in un tubo di piombo, che liga colla tubolatura di argilla invetriata; nel punto ove questo vaso si unisce al tubo vi si fissa una valvola, la quale mediante il giro di una chiave che corrisponde lateralmente al sedile, si apre il fondo di tale vaso, e si chiude dopo esserne passati gli escrementi; prima di chiudersi però, girando altra chiave, si apre un tubo di acqua che lava il vaso, e per altro ramo dello stesso tubo n'esce un filetto di acqua per lavarsi».

Si pensi che il Quisisana era talmente quotato (o pretenzioso) da battere bandiera svizzera: al centro del balcone del terzo piano sventolava infatti una croce bianca su sfondo rosso, come quelle delle residenze elvetiche nelle quali si andava per migliorare lo stato di salute. È risaputo che Capracotta è da sempre considerata una Svizzera in miniatura se pure Giovanni Piccoli, nel 1906, «si fece promotore di un progetto per la costruzione di un albergo di quattrocento camere nelle vicinanze di Capracotta [...] in modo da fare una specie di Svizzera Abruzzese Molisana». Quando il Quisisana chiuse l'attività il palazzo ampio e signorile che l'ospitava venne acquistato da Agostino e Ruggero Santilli.



Le strutture ricettive capracottesi, inizialmente aperte soltanto nella stagione estiva da giugno a settembre, cominciarono ad accogliere turisti anche in quella invernale a partire dal 1914, cioè da quando gli sport invernali presero il sopravvento sulle più antiche attrattive di Capracotta: la caccia, le escursioni a cavallo, il tiro a segno e la cura delle malattie respiratorie. Gli anni '10-'20 rappresentano infatti il periodo più splendente per la nostra cittadina, tanto che d'inverno sui campi di sci si disputavano le gare più prestigiose e d'estate giungeva il jet-set dal sangue blu: dai principi Colonna, Chigi, Borghese, Migliano, Caracciolo, Ruspoli, al duca di Roccamandolfi, dai marchesi della Scaletta, Cappelletti e Merighi, al conte Rovasenda.

Entrata a pieno diritto tra le stazioni climatiche per la villeggiatura estiva e per gli sport invernali, nel luglio 1924 aprì a Capracotta il longevo e dinamico Albergo Vittoria, di proprietà di Antonino e Oreste Ianiro, un palazzotto di corso Sant'Antonio 77 che contava 16 camere e 28 letti, in cui «prendevano alloggio anche note personalità, come la Marchesa Papè-Scaletta e il Principe del Drago». Fu proprio il Vittoria l'unico hotel a sopravvivere alla furia devastatrice della guerra, restando aperto sino al 1985, e in quei sessant'anni fu l'albergo per antonomasia sia come pernottamento che come ristorazione. Nei suoi locali pranzò l'ambasciatore statunitense James Clement Dunn quando presenziò alla cerimonia di arrivo del Clipper o l'ex presidente della Repubblica Giovanni Leone quando venne ripetutamente a Capracotta sul finire degli anni '70.

Nel 1952, tuttavia, in via Santa Maria delle Grazie 15 aprì l'Hotel Perla Montana, un modesto albergo che rimase in funzione almeno fino al 1963 e il cui proprietario rispondeva al nome di Lazzaro De Renzis.

Ben prima della recente riapertura dell'Hotel Monte Campo, l'ultimo albergo ad aver visto la luce è stato l'Hotel Capracotta, situato in via Vallesorda, seguito a distanza di anni dal limitrofo Albergo Conte Max, fratello del primo. L'Hotel Capracotta nacque nel 1995, quando Capracotta ritrovò la via per uno sviluppo dell'industria turistica tale che, al momento dell'apertura, la struttura vantava quattro stelle; il Conte Max è invece sorto per mere esigenze di spazio riattando gli anonimi ed inutilizzati locali di quel che avrebbe dovuto essere una residenza per anziani.

Concludo dicendo che se nel 1904 Capracotta contava lo stesso numero di alberghi di oggi, ciò ha un duplice significato. Da una parte è motivo d'orgoglio, in quanto significa che la nostra cittadina ha dimostrato per oltre un secolo che è possibile irreggimentare il turismo d'alta montagna nonostante la lontananza da metropoli e grandi vie di comunicazione, nonostante una provincia, quella d'Isernia, poverissima in termini di risorse e di valore, nonosante una regione, il Molise, che non ha le strutture e le materie prime dell'Abruzzo, nonostante l'impossibilità di sviluppare lo sci alpino per via di montagne che non superano i 1.800 metri.

D'altro canto il confronto tra il 1904 e oggi è impietoso perché dimostra che in 120 anni non vi sono stati significativi sviluppi o che questi, qualora concretizzatisi, sono stati bastonati da una malattia endemica che nessun amministratore pubblico ha voluto, saputo o potuto sconfiggere: lo spopolamento.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • D. Antonarelli, Essenzialmente turistiche le necessità di Capracotta, in «Momento-Sera», Roma, 28 agosto 1952;

  • G. Carfagna, Note di vita capracottese, Capracotta 1977;

  • F. De Cesare, Trattato elementare di architettura civile, vol. II, Reale, Napoli 1827;

  • V. Ferrandino, Banche ed emigranti nel Molise. Credito e rimesse ad Agnone fra Ottocento e Novecento, Angeli, Milano 2011;

  • G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. III, Di Mauro, Cava de' Tirreni 1952;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, voll. I e II, Youcanprint, Tricase 2016-2017;

  • A. Mor, Christian Beck, Studium, Roma 1953;

  • N. Notaro, Fra bagni e villeggiature, in «L'Eco delle Puglia», XV:55, Bari, 19-20 giugno 1909;

  • Turismo: Valorizziamo Capracotta, in «Luci Molisane», I:4-5-6, Campobasso, gennaio-febbraio-marzo 1935.

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