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"Bławaty" nel commando polacco


Cannone anticarro in posizione a Capracotta.

Le prime truppe commando durante la Seconda guerra mondiale furono create dai britannici e le formazioni diventarono presto élite delle forze alleate.

Oltre ai commando britannici comparvero i commando francesi, greci, jugoslavi, e addirittura tedeschi ed austriaci che combattevano nelle file della coalizione anti-hitleriana. Pure nella compagnia commando polacca, che combatteva nelle file del II Corpo in territorio dell'Italia, c'erano soldati di altre nazionalità che si decisero a combattere sotto lo stemma dell’aquila bianca. All'inizio di dicembre 1943, la 1ª compagnia commando indipendente, prima unità polacca durante la guerra, approdò al fronte italiano. I commando furono mandati all'Appennino Centrale, nella zona del paesino montano di Capracotta, ubicato sul fiume Sangro, che insieme ai fiumi Garigliano e Rapido formavano la linea difensiva frontale tedesca.

Quando ai commando nella primavera del 1944 susseguì il II Corpo Polacco, le loro truppe cominciarono a ricorrere all'aiuto dei volontari italiani. Questi ultimi si presentavano ancora più volentieri perché i militari polacchi trattavano molto bene i civili italiani, portando loro cibo e assistenza medica. Ai polacchi al contempo mancavano i soldati per difendere le strutture militari, i ponti, le strade oppure i depositi. Questo permise la costituzione della 111ª Compagnia pontieri, presso la 3ª Divisione dei Fucilieri dei Carpazi. La Compagnia doveva costituire una truppa di guardia e di tecnica italiana, al comando dei polacchi. Gli effettivi diventarono i montanari della stessa zona nella quale operavano i commando polacchi, cioè dell'Abruzzo meridionale e del Molise nel territorio dell'Appennino Centrale. La Compagnia inizialmente constava di circa quaranta volontari italiani e di sette ufficiali e sottoufficiali polacchi. La battaglia di Montecassino durante cui il II Corpo subì enormi perdite nel corso dell'assalto, fu decisiva per quanto riguarda la sorte della truppa. Il comando polacco pensando a come colmare le carenze di truppe assottigliate dalla sanguinosa battaglia, si ricordò dei fatti dei montanari italiani che avevano servito i commando come guide e facchini. Questo ruolo lo rivestirono con successo pure a Montecassino. Fu quindi deciso di non sprecare la 111ª compagnia per i compiti legati alla guardia, ma trasformarla in una truppa da combattimento, non solo - nella truppa commando.

Dei compiti originali della compagnia ne fu lasciata solo la traccia nel nome, 111ª Compagnia pontieri. Il nome originale doveva confondere i tedeschi per quanto riguarda i compiti effettivi della truppa e tranquillizzare le autorità alleate italiane che avrebbero potuto protestare contro l’arruolamento dei propri cittadini alle unità da battaglia straniere.

A metà maggio del 1944 la compagnia fu trasferita ad Oratino vicino a Campobasso in Molise, dove fu completata con ulteriori volontari della regione. Ci furono destinati anche ulteriori ufficiali e sottoufficiali della 3ª Divisione dei Fucilieri dei Carpazi ed istruttori della 1a Compagnia Indipendente commando i quali iniziarono una formazione intensiva dei soldati italiani. Dopo la conclusione della formazione, nella seconda metà di giugno del 1944, la 111ª compagnia constava di 68 volontari italiani e di 23 ufficiali e sottoufficiali polacchi.

I polacchi svolgevano tutte le funzioni di comando dal livello della squadra in su. Capo della compagnia fu nominato l'ufficiale presente al fronte, tenente Feliks Kępa, e il suo sostituto sottotenente Edward Zalewski. Il soldato più giovane dell'unità, di appena sedici anni, era Mino Pecorelli, il quale dopo la guerra diventò un avvocato e un giornalista famoso.

Seguendo il modello della 1ª compagnia polacca, quella italiana fu divisa per tre plotoni. I suoi soldati portavano divise britanniche e avevano l'equipaggiamento britannico. Dai compagni d'armi polacchi si distinguevano per il colore dei baschi.

Piuttosto che portare i baschi verdi - portati generalmente nelle truppe dei commando - i commando italiani portavano baschi azzurri con le aquile polacche e con mostrine rosse con la parola Poland sul braccio. Col tempo si è creata l'usanza di chiamare i commando italiani "Bławaty" (Azzurri) facendo riferimento al colore dei loro baschi e il soprannome rimase appiccicato a loro fino alla fine del combattimento dell'Adriatico. Inoltre, informalmente, la 111ª compagnia veniva chiamata la 2ª compagnia commando oppure semplicemente la compagnia italiana.

I risultati molto buoni della formazione influirono su un'ulteriore decisione del comando del II Corpo - dalla 1a Compagnia Commando Individuale e la 111ª Compagnia pontieri fu creato il 1° Raggruppamento Commando al comando del quale stava il comandante precedente della 1a compagnia, maggiore Władysław Smrokowski.

Quando i volontari italiani si stavano intensamente allenando nel combattimento tipico dei commando, il II Corpo ricevette dal comando degli Alleati in Italia, un compito indipendente di condure l'offensiva verso Ancona. Il 1° Raggruppamento Commando fu inserito nell'operazione e il 21 giugno 1944 trasferito dal luogo di stazionamento ad Oratino alla tratta adriatica.

Attraverso Monte Pagano e Porto San Giorgio all'inizio di luglio il raggruppamento arrivò alla linea del fronte sotto Monte Lupone. Il raggruppamento ottenne l'allocazione tattica presso la 2ª Brigata Corazzata polacca, fu collocato a Castelfidardo però non partecipò alla prima battaglia di Ancona che si svolse nelle vicinanze. L'8 luglio il generale Anders collocò il raggruppamento alla 3ª Divisione dei Fucilieri dei Carpazi. Entrambe le compagnie del raggruppamento presero posizioni nel tratto del fronte tra Villa Virginia e il ponte nei pressi di Numana, occupato dal Reggimento degli Ulani dei Carpazi, sotto il comando del quale fu introdotto il raggruppamento.

Il giorno successivo la compagnia italiana ebbe il proprio battesimo del fuoco. I suoi due plotoni insieme al 1° squadrone degli ulani assalirono con bravura le colline di Monte Freddo e la 119ª e la 107ª occupate dal nemico. La conquista delle posizioni importanti da parte dell'intero reggimento dei Carpazi, fu pagato dalla Compagnia con la morte di due soldati. Un atto eroico nel corso del combattimento fu compiuto dal commando Attilio Brunetti, il quale sul Monte Freddo salvò il suo comandante ferito, sergente Zygmunt Piątkowski, portandolo sulle spalle per alcuni chilometri dalla linea del fronte. Brunetti fu premiato con la Croce di guerra polacca al valor militare.

Il primo episodio di combattimento dei volontari italiani dimostrò quanto fossero ingiusti i pareri sul presumibilmente basso valore del soldato italiano, e le battaglie successive consolidarono la nuova fraternità d'armi polacco-italiana. Non per caso la prima unità che il 18 luglio 1944, nella veste della guardia anteriore del Reggimento degli Ulani dei Carpazi, entrò ad Ancona attraverso la porta Santo Stefano, fu la 2ª compagnia commando.

Verso la fine di luglio 1944 le strade dei commando polacchi e italiani si divisero. La 1ª compagnia polacca fu trasferita al sud d'Italia per una riorganizzazione, in seguito alla decisione della sua trasformazione nel 2° Battaglione Commando Motorizzati. Invece la compagnia italiana tornò sotto il comando del Reggimento degli Ulani dei Carpazi e combatté insieme ai suoi soldati fino alla conquista di Pesaro, avvenuta il 2 settembre 1944.

In quel momento fu deciso di sciogliere la 111ª Compagnia dei pontieri. La compagnia italiana rimasta sotto il comando polacco fino al 18 ottobre 1944 perse complessivamente quattordici soldati, tra cui dieci italiani, e 29 dei suoi soldati furono feriti. La testimonianza del riconoscimento del valore dei commando italiani fu l'assegnazione a loro, da parte del generale Anders, delle onorificenze militari polacche: tra i diciannove italiani premiati, diciassette ricevettero Croci di guerra polacche al valor militare (tra cui nove di loro post mortem), una Croce al merito con spade d'argento, due di bronzo.


Piotr Korczyński

 

Fonte: P. Korczyński, L'unico Corpo fatto così, in «Polska Zbrojna», Varsavia-Montecassino, 18 maggio 2019.

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