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NEL PRIMO CENTENARIO DELLA PROVINCIA DI MOLISE

di Francesco d'Ovidio (1849-1925)

Eppure l'amenità dei poggi e delle valli, e dei boschi non ancora violati, col sorriso del cielo e la mitezza  dell'estate, potrebbe a questi paesi dar almeno l'attrattiva della villeggiatura, se alla tradizionale ingenua ospitalità domestica si surrogasse, non nell'aerea Capracotta soltanto, quella più adatta al moderno uso, e confortata d'ogni decenza e igiene. Non abbiamo laghi (nemmen quello, starei per dire pensile, sul Matese), se pur non pigliamo sul serio il laghetto di Montefalcone. E se giungiamo al mare, non vi abbiamo un porto cospicuo, purché il bel voto di Termoli non sia un giorno appagato. Tutto sembra cospirare a vietarci ogni largo volo, ogni ambizione audace. Grande, indefinito, inesauribile, è solo l'amore alla zolla coltivabile, alla famiglia, al borgo nativo.

  • F. d'Ovidio, Nel primo centenario della Provincia di Molise, Tip. dell'Unione, Roma 1911, p. 33.