LA PUTTANA DEL TEDESCO

di Giovanni D'Alessandro (1955)

Il giorno successivo, poche ore dopo la partenza di Helm per Roma, si cominciò a dire che i tedeschi si ritiravano dall’Abruzzo. Gli alleati erano attestati in massa dietro una sottile linea di monti, nel Molise e nella Puglia settentrionale. Dalle basi aeree nel Foggiano grandi formazioni di Liberator si levavano ormai da mesi per bombardare la parte più alta della lina Gustav, ormai sfibrata, sfaldata e giudicata indifendibile anche a Berlino, dove si riteneva inutile lasciare altre migliaia di morti in Abruzzo. Sul Tirreno, dopo Cassino, il tronco meridionale dell’asse era ormai sfondato. Sull’Adriatico, la battaglia del Sangro aveva dimostrato che anche la parte settentrionale era non difendibile e che il fronte risaliva sempre più a nord. Restavano immani cumuli di macerie, inutili, al posto di quelli ch’erano stati i paesi del Chietino e dell’Aquiliano meridionali. Nove mesi di occupazione, stragi, bombardamenti, decine di migliaia di morti, militari o civili, si risolvevano così, presso l’Alto Comando tedesco, in un minuto, con una retrocessione di piombini colorati sulle mappe militari, in direzione dell’Appennino toscoemiliano. La sorte di Sulmona, Castel di Sangro, Alfedena, Scontrone, Roccaraso, Ateleta, Roccacinquemiglia, Quadri, Pizzoferrato, Capracotta e di tuttigli altri paesi non ancora distrutti avrebbe richiesto anche minor tempo, quello di una parola: minateli. In previsione dell’abbandono dell’area, i tedeschi cominciarono dunque a piazzare cariche esplosive sui ponti o su ogni altro impianto di Sulmona e dei dintorni, dopo aver provveduto ad allontanare chi abitava nelle aree adiacenti. Si sfollava così anche da un punto all’altro della città. Da fine maggio, in vista del ripiegamento, stavano confluendo a Sulmona molte altre migliaia di soldati tedeschi che attendevano di essere trasferiti altrove. Spesso arrivavano a piedi, di notte, dopo esser stati lsaciati alla periferia dell’abitato da mezzi che si affrettavano a rientrare nelle zone limitrofe, o in Campania o nel Lazio, per caricare altre truppe. Ma non erano più movimenti tranquilli. Nei dintorni s’intensificava infatti l’azione delle bande partigiane, ormai collegate con gli alleati. Fu probabilmente da queste che gli angloamericani seppero della predsenza del comandante in capo, Kesselring, a Sulmona. Aveva convocato tutto il comando orientale della Gustav per il 30 maggio al ristorante Italia, nel pieno centro della città, per stabilire le modalità del ritiro. La soffiata arrivò per tempo, gli aerei si levarono subito in volo dalla Puglia; come riferimento del punto da bombardare fu data loro la pensilina del ristorante nella piazza dov’era il monumento a Ovidio.

  • G. D'Alessandro, La puttana del tedesco, Rizzoli, Milano 2006.

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