LA RAGION PASTORALE

di Stefano Di Stefano (1665-1737)

Né può la remission della causa ritardarsi col precetto d'esser il reo notorio ladrone, e grassator di pubbliche strade; mentre, per esser d. giurisdizione addicativa, dee altresì al suo giudice competente rimettersi, come dopo [...]; anti né meno il Giudice ordinario dee dagli oficiali subalterni della Dogana riconoscer la facultà, che tengono da detto lor Tribunale; e però avendo ricusato la Reg. Udienza di Contado di Molisi rimettere alla Regia Dogana alcuni cittadini di Capracotta, che con armi, e suono di campane aveano carcerato un commessario, e ferito due giurati, ch'erano andati ad intimare alcune previsioni di detto commessario, col motivo, che detto Regio Doganiere dovesse dimandar la remissione, mediante proccura, e che dovesse far dichiarazione sopra di essa, come si costuma in ogni giudizio, si ordinò dalla Regia Camera ad istanza di Alfonso Caracciolo Doganiero sotto li 13 ottobre 1583, «che colle solite ortatorie del Doganiere si dovessero subito rimettere li detti carcerati, e cause, e per l'avvenire far sempre lo medesimo, di modo che non se n'abbia altro riclamare in detta Regia Camera, e che quella fusse l'ultima provisione, altrimenti si sarebbe dal tribunale fatta la dimostrazione, che si conviene contro gl'inubbidienti», come da dette provisioni, registrate nel primo, e secondo tom. dell'istruzioni della Dogana pag. 144.

  • S. Di Stefano, La ragion pastorale, over Comento su la Pramatica LXXIX de officio procuratoris Cæsaris, libro II, Roselli, Napoli 1731, pp. 273-274.

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