REVIVISCENZE

di Raffaele Corso (1885-1965)

A Capracotta, nel Molise, una mala femmina di Agnone, nella fede di liberarsi dalla sozza infermità di cui era affetta, si congiunse con un povero idiota, Gaetano Di Bucci, inoculandogli il terribile morbo che lo rese deforme e gli procurò il nomignolo di Cupaione.

Se la legge è violata dalla superstizione, l'igiene è addirittura calpestata, insieme coi precetti d'arte medica e chirurgica. È comune la credenza nei filtri, i quali spesso sono composti con qualche goccia di sangue mestruo, con qualche stilla di liquido seminale, con pezzettini di placenta, di cordone ombellicale.

Talvolta, come accade in qualche paese del napoletano, a dire di un dotto folklorista, che è anche magistrato, è l'uomo che ad accendere la fiamma dell'amore nella donna desiderata o per maggiormente avvincerla a sé, le offre nel pane qualche goccia del proprio seme generatore; spesso poi, è la donna che a legare l'uomo di cui teme il distacco e l'abbandono, gli fa ingoiare qualche filtro composto col proprio flusso mensile. 

  • R. Corso, Reviviscenze. Studi di tradizioni popolari italiane, Tirelli, Catania 1927, p. 8.

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