STORIA DEL BRIGANTAGGIO

di Romano Canosa (1935-2010)

Un mese dopo, la presenza di Crocitto fu denunciata anche nel bosco di Montedimezzo, sempre in territorio di Palena. Un pastore di Capracotta infatti, smarrita una pecora nel bosco in questione, si era messo alla sua ricerca e si era imbattuto nella banda da lui capitanata, composta da dieci individui. Il pastore era stato chiamato dal capo brigante che gli aveva chiesto perché i carabinieri e i bersaglieri fossero appostati nei pressi dello stazzo di S. Domenico e se per caso non fosse stato il padrone di quelle pecore a chiamarli. Il pastore gli aveva risposto di no. Al che Crocitto dapprima aveva manifestato l'intenzione di bastonarlo, ma poi aveva avuto un ripensamento e tutta la banda si era diretta verso il Sangro.

Vista l'inafferrabilità del brigante, oramai a capo di pochi uomini, ma sempre pericoloso, a Lanciano si pensò anche ad armare i pastori, ma il prefetto di Chieti, a cui la proposta fu avanzata, dichiarò di non essere in disaccordo in via di principio, ma prudentemente aggiunse che sarebbe stato necessario assicurarsi prima della loro moralità ed onestà ed inoltre accertare che gli stessi non fossero «pusillanimi, ma ben disposti ad adoprarsi per la distruzione dei briganti». 

  • R. Canosa, Storia del brigantaggio in Abruzzo dopo l'Unità, Menabò, Ortona 2001, p. 210.

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