IL VELENO DEL MOLISE

di Paolo De Chiara (1979)

I fratelli Ragosta, già proprietari della Rer e della Fonderghisa, puntano un'altra azienda industriale di Pozzilli: l'E.T.A. Spa. L'interesse è chiaro. Si capisce dalle intercettazioni telefoniche. Ad attrarre è l'oggetto sociale: "lavorazione di prodotti semilavorati e di leghe leggere attraverso fusione". Continui contatti tra i responsabili delle due aziende. Gli incontri si susseguono. Sono forti le preoccupazioni «per l'interessamento dei Ragosta poiché, nell'ambiente, è notorio che questi acquistino alluminio radioattivo, proveniente da paesi dell'Est Europa».

Le stesse preoccupazioni che si riscontrano in alcune intercettazioni telefoniche, dove gli interlocutori si preoccupano della funzionalità del sistema di allarme piazzato all'ingresso della Rer, utilizzato per segnalare la presenza di radioattività nei metalli. C'è una conversazione telefonica tra Francesco Ragosta e un soggetto residente a Torre Maggiore (Foggia), originario di Capracotta (Isernia) e con precedenti per reati di mafia (416bis), che si lamenta del materiale ferroso ricevuto. Dove ha trovato dell'alluminio radioattivo.

Durante la perquisizione disposta presso la Transider Sud di Palma Campania, tra le carte, a sorpresa, spunta fuori un'offerta d'acquisto. Fatta nel 2005, per l'Energonut, oggi Herambiente, azienda dotata di forni di fusione per i metalli, presente nel Nucleo Industriale Pozzilli-Venafro.

  • P. De Chiara, Il veleno del Molise. Trent'anni di omertà sui rifiuti tossici, Falco, Cosenza 2013, p. 40.

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