ALFREDO DE RENZIS

(Capracotta, 9 giugno 1920 - Taranto, 31 maggio 2012)

Sacerdote

Come Padre Pio, dieci ore prima del suo decesso, il 22 settembre 1968, era andato in spirito a Genova al capezzale di padre Umile, seriamente infortunato, così Mamma Natuzza, durante la sua atroce agonia, non smise di offrire le sue sofferenze per il prossimo. Don Alfredo De Renzis, sacerdote a Taranto, scomparso il 31 maggio 2012, che fu in contatto per diversi anni con la mistica di Paravati, ha lasciato una commovente testimonianza al riguardo. Una dichiarazione ufficiale in cui afferma di aver ricevuto un vero e proprio miracolo il 31 ottobre 2009, con l'intercessione di Natuzza morente. Negli ultimi tempi della sua vita De Renzis vergò, con grafia tremula e quasi illeggibile, anche un pensiero che sembra una possibile ragione del prodigio di cui fu beneficiario e testimone diretto: «Il malato è colui che è più caro al Signore, perché Lo rappresenta non nella Sua grandezza, ma nella Sua umiltà». Mentre la Evolo sta per essere trasferita dalla Sant'Anna di Catanzaro alla sede della Fondazione di Paravati, dove spirerà, don De Renzis da cinque giorni si trova in ospedale, gravissimo, sospeso tra la vita e la morte, dopo un ictus. Lì vive nel dormiveglia un'esperienza singolare: non solo percepisce a distanza l'agonia di Natuzza, di cui non sapeva nulla, ma anche che qualcuno l'ha raccomandato alle sue preghiere. Cosa che poi risulterà vera. In seguito a questa strana visione il sacerdote, contro ogni previsione medica, si ristabilisce e vive per altri tre anni. Ma ecco, da un opuscolo tuttora distribuito nella parrocchia di De Renzis, il racconto in prima persona del sacerdote: «Nell'ospedale civile della Santissima Annunziata di Taranto, dove mi trovato ricoverato per un ictus cerebrale verificatosi in data 26 ottobre 2009, ho misteriosamente percepito la malattia e il ricovero di Natuzza. Il mio pensiero era quello di essere chiamato anch'io all'eternità e questa intuizione poggiava sul primo incontro avuto con Natuzza molti anni prima. In quella occasione Natuzza, incontrandomi, aveva detto:

– Questi anni che il Signore ci dà usiamoli per fare del bene agli altri.

Quindi io ero convinto che, se moriva Natuzza, anche io sarei morto. Poi è risuonata dentro di me la voce: "Natuzza è morente" e io ho detto:

– Adesso muoio anche io.

Quindi ho sentito una voce d'uomo che mi diceva:

– Io ti ho raccomandato a Natuzza prima che lei partisse da Catanzaro a Paravati.

Ho potuto constatare tutto ciò che ho detto telefonando a Paravati e parlando con quell'uomo. Durante la mia malattia ho visto girare intorno a me una grande ruota su cui era posta una grande scritta: æternitas. Ero sicuro che si trattava degli ultimi istanti della mia vita e che, di lì a poco, mi sarei trovato davanti al Signore per essere giudicato da Lui. Invece la preghiera di intercessione a mio favore fatta da Natuzza in punto di morte mi ha salvato, facendomi gradualmente riacquistare la salute che stavo perdendo per sempre».

  • L. Regolo, Il dolore si fa gioia. Padre Pio e Natuzza: due vite, un messaggio, Mondadori, Milano 2013, pp. 588-589.

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