ATTACCO INTESTINALE

di Luciano Testa (1958)

Un altro episodio molto divertente, che mi ha visto come protagonista, è accaduto quando io avevo solo otto anni. In quel periodo mio padre, nella sua qualità di Ufficiale Giudiziario, pur essendo applicato presso la Corte di Appello di Napoli, doveva recarsi due volte al mese presso la sua sede di designazione, che era la pretura di Capracotta, un piccolo paesino dell'alto Molise posto a 1421 metri sul livello del mare. In quel periodo, qualche volta, io e mio fratello lo accompagnavamo. Per raggiungere Capracotta, dopo aver superato l'attuale Provincia di Isernia, si dovevano percorrere molti chilometri di stradine di montagna, stradine quasi sempre deserte, dove raramente si incrociavano altri autoveicoli. Un lunedì, al mattino presto, io e mio fratello ci preparammo per accompagnare mio padre, proprio a Capracotta. Una ventina di chilometri dopo Isernia, io fui colto da un terribile mal di pancia, e dissi a mio padre di fermarsi perché dovevo espletare un mio bisogno corporale. Mio padre, in considerazione del fatto che avevo solo otto anni, mi disse che potevo scaricare il mio intestino anche sul ciglio della strada, tanto soprattutto a quell'ora (erano da poco passate le otto del mattino) non sarebbe passato nessuno. Io, senza indugiare, seguii il consiglio paterno. Poco dopo però accadde l'imprevedibile. A circa trecento metri dalla mia persona, mentre io ero ancora accovacciato, spuntò improvvisamente da una curva una corriera stracolma di studenti, probabilmente in gita scolastica. D'istinto mio fratello prese dall'automobile di mio padre il mio cappotto e me lo lanciò sul viso, ed in tal modo mi coprì solo dalla testa all'addome, mentre il mio sedere rimase completamente scoperto. Al passaggio della corriera ci furono delle sonore strombazzate di clacson, e delle prolungate risate di derisione rivolte alla mia persona. In quel momento volevo scomparire dalla faccia della terra, mentre mio padre e mio fratello unirono le loro risate a quelle degli studenti, perché la scena alla quale avevano assistito, era effettivamente troppo comica.

  • L. Testa, Storie vissute, Booksprint, Buccino 2011, pp. 11-12.

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