BÁLINT KOCSI CSERGŐ

(Kocs, 1° agosto 1647 - Hosszúpályi, 1713)

Teologo e scrittore​

Nel mio libro la storia comincia col capoverso finale del VI capitolo della "Narratio brevis de oppressa libertate ecclesiarum Hungaricarum" di Bálint Kocsi Csergő - tradotto dalla lingua latina col supporto del manoscritto ungherese del 1738 firmato da Péter Bod (1712-1769) - in cui viene sommariamente descritto il percorso effettuato dalla compagnia tra Pescopennataro e Capua, utilizzandolo come prologo e sunto al tempo stesso. Ho cercato di attenermi ai tempi verbali del Kocsi Csergő, intervenendo sporadicamente nell'aggiustamento dei periodi più complessi. Partiti in nave da Trieste, i condannati approdano a Pescara il 23 aprile e, dopo la tremenda ascesa dei monti abruzzesi, seguendo probabilmente il tratturo Celano-Foggia prima e il tratturello Ateleta-Biferno poi, raggiungono «Peskulo Penaterium» dopo cinque giorni di marcia, nel pomeriggio di domenica 28 aprile, due settimane dopo la Santa Pasqua, trascorsa a Trieste. Il giorno seguente il gruppo giunge nel nostro paese con l'intenzione di riposarvi un'intera giornata. In quelle poche righe dell'82° capoverso trovo degno del massimo interesse il giudizio dell'autore su Capracotta (o sulla stalla in cui riposò assieme ai suoi colleghi il 30 aprile) definita senza mezzi termini un «sordido quodam loco», un posto che gli apparve sporco e misero, evidentemente non solo per le sofferenze patite. Altrettanto singolare è l'orazione pubblica dei salmi (Kocsi Csergő li rammenta con precisione) utilizzati non tanto per ottenere la grazia di Dio quanto per mitigare il cuore degli aguzzini germanici, cosa che effettivamente avvenne con la rimozione delle catene ai piedi. L'uomo che ebbe il merito di liberare definitivamente gli ultimi ministri evangelici arruolati sulle navi, tra cui Bálint Kocsi Csergő, fu l'ammiraglio olandese Michiel de Ruyter (1607-1676). E alcuni anni dopo la tremenda avventura italiana, il predicatore ungherese rivide anche il compagno György Lányi, ammettendo che «sono stato contento di rivederlo e di potergli chiedere cosa fosse successo dopo che ci separammo nella città di Capracotta».

  • F. Mendozzi, L'inaudito e crudelissimo racconto della prigionia capracottese e della miracolosa liberazione, Youcanprint, Tricase 2018, pp. 70-71.

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