CHRISTIAN BECK

(Verviers, 4 gennaio 1879 - 29 febbraio 1916)

Poeta e scrittore

A Capracotta c'è chi si ricorda del soggiorno di B. e del suo idillio. Lo rievocano alto, biondo, cerimonioso e di poche parole, come lo conosciamo. Parlava l'italiano a stento e quando veniva corretto ringraziava con profondi inchini. Amava la solitudine e quando faceva una gita con una comitiva di villeggianti, se ne staccava ogni tanto per godersi da solo il paesaggio. Viveva all'Albergo Cimalte e partecipava ai trattenimenti musicali che avevano luogo in casa del maestro Alfonso Falconi. La pianista Elvira de Lillo, ch'egli ammirava, conversava con lui in francese e gli descriveva l'aspetto invernale di quei luoghi. La fanciulla ch'egli ebbe modo di avvicinare in quelle gite e in quelle riunioni e che divenne la protagonista del Papillon, è la signorina Maria Pia Falconi, ora signora Iaselli. Essa vive a Roma.

  • A. Mor, Christian Beck, Studium, Roma 1953, p. 76.

Le rappel de cette expérience décisive, sert de portique au récit d'une nouvelle rencontre: celle faite en Italie, à Capracotta, d'une jeune fille à qui il donne le surnom de Trianon. Attraction des contraires, une fois de plus, semble-t-il; Christian qui, tout comme Gozzano, - qui ne devait lui survivre que quelques mois, - se mourait lentement de consomption, s'éprit d'une jeune fille saine, dont on pourrait dire en la voyant, que la destinée unique d'un être humain soit de jouer à la balle ou à d'autres jeux innocents.

  • R. van Nuffel, Poètes et polémistes: Christian Beck, Arthur Cantillon, Charles Plisnier, Edmond Vandercammen, La Renaissance du Livre, Bruxelles 1961, pp. 38-39.

A Capracotta, sull'Appennino Abruzzese, dove si rifugiò per cercare refrigerio durante l'estate di quell'anno per lui memorabile, il poeta ammalato e solitario s'infiammò di una acerba, bellissima e sportiva fanciulla italiana. Nacque da questa ennesima esperienza d'amore "Le Papillon, journal d'un romantique" che è la storia spirituale del soggiorno dello scrittore in quella terra aspra e selvaggia.

  • W. Rossani, Scrittori stranieri, Nistri-Lischi, Pisa 1963, pp. 87-88.

Mais il était toujours triste et bien rares étaient ses sourires. Lorsqu'on lui demandait: «Monsieur Beck, allez-vous rester encore quelque temps à Capracotta?», il répondait: «Un'altra quindiciniata di giorni». On le corrigeait et alors, comme toukours lorsqu'on lui faisait remarquer une faute d'italien, il remerciait avec de profondes révérences.

  • A. Blavier, Christian Beck, Bosse-de-Nage, Temps Mêlés, Verviers 1966, p. 10.

Christian Beck riferisce di un suo viaggio negli Abruzzi del 1910, dicendo, fra l'altro: «Io ritornai verso il villaggio (Capracotta?). Alla fine del corso alcune persone erano raggruppate davanti ad una casa. Alcuni guardavano in aria, altri parlavano tra di loro. Tre preti in cotta, con le spalle rivolte alla casa si scambiavano delle parole con un'aria indifferente. In mezzo al gruppo io scorsi una specie di barella circondata d'un drappo nero. Rimbombavano alcune grida lugubri e rapide. Una vecchia alla sua finestra si strappava i capelli a piene manate e col braccio teso, con le dita largamente aperte, li lasciava cadere sul morto. La faccia era tutta insanguinata. Alla sua destra una giovane donna gridava più debolmente e si tirava i capelli senza strapparli. La vecchia lacerava uno straccio bianco i cui pezzetti cadevano nel vuoto. Ella si graffiava le gote e un'altra donna cercava di afferrarle le braccia».

  • L. M. Lombardi Satriani, De sanguine, Meltemi, Roma 2000, pp. 34-35.

La petite ville de Capracotta est perchée à mille quatre cents mètres d'altitude dans les Abruzzes. Au cours d'une excursion, tu fais la connaissance de la cousine de Luisa Falconi, Maria-Pia, et en tombes amoureux. Ta plume l'immortalise sous le nom de Trianon, perfection de l'architecture française.

  • B. Szapiro, Christian Beck. Un curieux personnage, Arléa, Paris 2010, p. 152.

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