CIRO GIULIANO

(Capracotta, 1894 - Roma, 1978)

Sarto​ e presidente dell'Accademia Nazionale dei Sartori

Come partecipe dell'industria e dell'arte devo far menzione di Ciro Giuliano, il quale con l'indefessa ed accorta precisione del lavoro, con l'amabile tratto, seppe formarsi ancor giovanissimo la maggiore e più aristocratica sartoria in Roma. Alle sue mani, al suo gusto si sottomettono fiduciosi i più eleganti viveurs, rappresentanti delle nazioni stranieri, e personaggi di Corte e di Case regali pei migliori vestiti. Dame e Damigelle accorrono a lui vogliose di far risaltare le grazie delle loro forme corporee nelle movenze degli esercizi ginnastici o sportivi, nello stare a cavallo alla caccia o al galoppatoio di Villa Borghese.

  • L. Campanelli, Il territorio di Capracotta. Note, memorie, spigolature, Tip. Antoniana, Ferentino 1931, pp. 165-166.

Ciò che sapevo di Ciro Giuliano, il re dei sarti europei, prima di conoscerlo, non era di tal natura da invogliarmi a diventarne cliente. Era stato lui a vestire Mario Pansa, l'ultimo, e forse l'unico, dandy italiano, di un'eleganza pari soltanto alla sua insolenza e al suo patrimonio; e continua a esser lui il fornitore di Palazzo Chigi e di quanti son rimasti nel mondo a contendersi il titolo di arbiter. La sua casa di piazza Farnese, mi dicevano, straripava di Tintoretti e di Tiziani; e alla sua mensa, perpetuamente imbandita per dodici persone, si riunivano principi e miliardari. Con quel nome mezzo da conquistatore e mezzo da bandito e con la leggenda che lo aureola di sibaritica sontuosità, Ciro Giuliano avevo finito per immaginarmelo alto, autoritario e di piglio prepotente, una specie di Pastonchi o di Duveen del doppio petto, incline più a dare con dittatoriale arroganza che a ricevere ordini, a trattare i clienti come altrettanti minorenni e a disporre delle loro finanze con la stessa indifferente sommarietà con cui sembrava disporre di quelle proprie. Fu quindi con una certa sorpresa che una sera, al pranzo di una mia amica dal nome celebre nel Gotha toscano, al posto contrassegnato dal nome di Ciro Giuliano, alla destra della padrona di casa, vidi sedere un ometto di statura un po' inferiore alla media, magnificamente, ma anche quietamente vestito, curvo di spalle e con un volto mansueto e malinconico sotto una folta chioma di capelli lisci e lievemente argentati. Lo avevo notato anche prima nel vano di una finestra, intento ad ascoltare senza profferir parola due signore dall'aria vivace, molto note nella società romana, alle quali ogni tanto, come per mancanza di argomenti da opporre ai loro, faceva una carezza sulla guancia o strizzava il ganascino, ma castamente, quasi con la rassegnata indulgenza di un nonno verso due nipotini discoli. E il taglio dell'abito, e il profilo reso aristocratico dal naso aquilino, e la riservatezza e la soavità dei modi m'avevano fatto pensare a un diplomatico della vecchia scuola o a uno di quei Conti Zii della buona società che possono permettersi qualunque familiarità verso uomini e donne senza timore di venir fraintesi. Aveva sempre tenuto in mano, ma senza mai portarselo alla bocca, un bicchiere di Dry Martini che posò, quando andammo a pranzo, pieno come gliel'avevano dato; e dalle labbra aveva seguitato a lasciar péndula, senza mai accenderla, una mezza sigaretta di marca nazionale.

  • I. Montanelli, Busti al Pincio, vol. IV, Longanesi, Milano 1956, pp. 259-260.

Il libro ripercorre la storia della scuola sartoriale abruzzese specializzata nella moda maschile, che vanta origini ottocentesche ma che diventa adulta e riconoscibile negli anni venti del Novecento. Guido Vergani passa in rassegna i vari esponenti di questa tradizione, a cominciare da Domenico Caraceni a Ciro Giuliano, da Nazareno Fonticoli (1906-1981), fondatore della sartoria Brioni di Roma, a Sandro Porfirio, Tommaso Nobili, Adriano Pallini, Giovanni Donatelli... Nella seconda parte del volume l'autore si sofferma in particolare sulla sartoria Brioni, una delle più rinomate firme italiane della moda maschile.

  • G. Vergani, Sarti d'Abruzzo. Le botteghe di ieri e oggi protagoniste del vestire maschile, Skira, Milano 2004.

Ciro Giuliano era considerato il miglior sarto italiano dal 1930 in poi. Riviste e giornali riportavano pareri entusiastici sul suo sistema di lavoro, la rivista GQ, "Gentlmen's Quarterly", lo aveva definito con l'appellativo di Bibbia dell'Eleganza maschile. È giusto considerarlo, insieme al capostipite dei Caraceni un assoluto Maestro. Ciro era nato a Capracotta nel 1894 figlio di Vincenzo anche lui sarto. Luigi Barzini junior, esalta Ciro nel raccontare gli abiti cuciti con morbidezza, leggerezza e flessibilità. Appoggiava la giacca alle spalle del cliente così com'erano, senza imbottiture, senza telette rigide o altro, per cui il resto pendeva per gravità, sciolto, con garbo e naturalezza. E scriveva ancora sul "Corriere della Sera": «È morto a pochi giorni di distanza da Giorgio De Chirico e a qualche mese da Vittorio Cini, suoi contemporanei, Ciro Giuliano l'ultimo grande sarto romano della passata generazione, venerato come un maestro da tutti i suoi colleghi». Aveva vestito la classe dirigente, gli italiani importanti e quelli che volevano sembrare importanti. Giunto a Roma quindicenne perfeziona il mestiere da Mattina e Cassisi, grandi firme della sartoria romana. Ventenne è già tagliatore da Holding in via del Tritone, sartoria all'inglese, dove era stato tagliatore anche Domenico Caraceni.

  • S. Di Rienzo, Filosofia dell'abito. La maestria artigianale per filo e per segno, De Luca, Roma 2007, p. 84.

In quel periodo Beppo si nasconde assieme al generale di cavalleria Guido Accame (fratello di Enrico, il suocero di Guido Montezemolo) in via Martelli, in casa di Ciro Giuliano, famoso sarto romano, considerato un maestro dell'ago e del filo, la cui bottega è in Corso d'Italia. Anche Accame è un membro attivo del Fronte. Ogni giorno, alle 14,30, il figlio Manfredi lo raggiunge lì per ricevere ordini e lo tiene costantemente informato circa l'organizzazione dei servizi e degli enti civili che Motta sta approntando in previsione della ritirata dei tedeschi e prima dell'ingresso a Roma degli alleati.

  • M. Avagliano, Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell'Italia occupata, Dalai, Milano 2012, p. 204.

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