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UN'ESCURSIONE IN MONTAGNA

di Giacomo Albo (1871-1969)

Quassù l'inverno incomincia assai presto: coi primi di ottobre precipitano frequenti piogge, che assai spesso assumono forma e forza di veri temporali. Le prime nevi non si lasciano aspettare: ordinariamente da Novembre ad Aprile qui tutto è coperto di bianco, e spesso è così alto lo strato di neve che si deposita nelle vie di Capracotta e di Pescopennataro che gli abitanti sono costretti ad uscire dalle finestre, poiché le porte di casa sono sepolte. In Aprile spesso la neve è scomparsa nei dintorni dell'abitato, ma su Monte Campo (1.690 m. sul mare) e su Monte Capraro (1.720 m.), come nelle valli riparate dai venti, la neve vi soggiorna più lungamente.

Perciò è relativamente lungo il periodo durante il quale la vita vegetale si arresta, ed il periodo vegetativo rimane quindi sensibilmente accorciato dalla tormenta e dai ghiacci.

Quassù non un albero da frutto può venir coltivato per la mancanza di quel dato numero di calorie necessario a ciascuna pianta per vivere e per fruttificare. L'agricoltura può dirsi non esista. I tentativi dei contadini per ottenere quassù il frumento sono stati sempre coronati dal più deprimente insuccesso: il valore del raccolto quasi mai compensa le spese di produzione. Io stesso ho osservato nei primi di settembre le messi ancora verdi e, a maturità, la spiga piccola, vuota, misera.

  • G. Albo, Un'escursione in montagna: Pescopennataro-Capracotta, Maltese Abela, Modica 1919, pp. 5-6.

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