EMANUELE GIANTURCO

(Avigliano, 20 marzo 1857 - Napoli, 10 novembre 1907)

Giurista, ministro del Regno d'Italia e cittadino onorario di Capracotta

Voglio anch'io, che mi onoro di essere cittadino onorario di Capracotta, scrivere in questo libro tutta la profonda incancellabile gratitudine mia verso la civile e colta cittadina. Qui dove l'altezza delle montagne pare rispecchi l'altezza dei sentimenti, il mio pensiero si ritempra nelle pure gioie di amicizie costanti e nella rispondenza di vivissimi affetti con una popolazione schietta, cordiale e forte. Dovunque le sorti di Capracotta, la tutela dei suoi diritti mi chiamino, là, cari concittadini, accorrò sempre volenteroso e pieno di fede.

  • N. Mosca, Libro delle memorie, o dei ricordi, Capracotta 1742-1947, p. 510.

Perché, mi si è domandato da molti, un monumento in Capracotta ad Emanuele Gianturco? Per una ragione semplicissima: perché egli si rese molto benemerito di questo nostro montuoso paesello del Sannio, e perché le popolazioni sannite, che hanno le forme un po' rudi ma l'animo buono, non dimenticano i benefizi ricevuti. Questo monumento non è che un tributo di affetto e di riconoscenza che l'anima popolare di Capracotta ha sentito di dover rendere a chi nel 1902 assunse, col più vivo ardore e col più completo disinteresse, la difesa dei diritti popolari o civici di far legna sui boschi già feudali, e sostenne, con una memorabile e vigorosa arringa dinanzi alla Corte suprema di Roma, la intangibilità e inconvertibilità, senza la previa autorizzazione sovrana, di tali diritti, come quelli che erano stati, in via eccezionale, conservati integri dal commissario ripartitore del 1811, allo scopo di impedire che la nostra cittadinanza, ricevendo, in compenso di essi, una quota limitata di boschi, venisse a rimaner priva di gran parte della legna che occorre nei lunghi e rigidi mesi d'inverno. E riuscì, con la sua dotta ed eloquente parola, ad ottenere l'annullamento, senza rinvio, di una sentenza della Corte di appello di Napoli e di una ordinanza del prefetto di Campobasso, che avevano disposto, nonostante il difetto di autorizzazione sovrana, una disastrosa per noi ripartizione dei boschi già feudali.

  • T. Mosca, In memoria di Emanuele Gianturco. Discorso pronunziato in Capracotta il 9 settembre 1912, Bertero, Roma 1912, p. 2.

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