EPIGRAMMI

di Clemente Di Leo (1946-1970)

Gabriele, ho sprezzato sempre i collegiali

cacandomi le vacche sui piedi assolati.

Il mio sentiero è quello dei cuccioli

bastardi, degli asini mai strigliati.

Oggi incontrandoti nell'antologia di un amico

da escluso mi faccio della schiera.

Ti trovo il più vero e a me il più consanguineo.

Montale Quasimodo Ungaretti

lasciate di scornarvi

per il mio magistero.

Siete tre ruscelletti magri

e tutti e tre avete avuto la colite.

Tu Montale ti sei lesso

a contatto con la Manica e il Corriere.

Ma non hai saputo mascherare bene

che trent'anni sono troppi

per dare i primi ossi.

Volevo vederti a Capracotta.

Salvatore, il tuo calore

ha fatto presa con lo zio

di Milano. Non capisco

però che vuoi dire. Comunista

potevi diventarlo prima

o tornare al Sud se tanto ti piaceva.

Ungaretti, ma che simpatico sei.

Appena sapesti di valere

non hai saputo più cantare.

Sono scherzi di coscienza.

Pavese caro, non bisogna farsi

attirare dalle Montagne

Rocciose. Dovevi dire

di arrossire per una donnina.

Calvino, mi piace il tuo sorriso

meraviglioso. I tuoi libri

lo sai, non valgono una H.

Quest'anno vincerò il Viareggio.

L'Italia è tutta scamorze

lampadine gonfiate sotto vuoto spinto.

Ho una voglia matta

di stracciare milioni in faccia

al primo collega di sillabe.

Lettore, niente mi hai dato

perché piantassi il ciliegio.

Ma senza vergogna strappi

i ceci al mio prato.

Fa pure con comodo:

narro per servirmi.

  • C. Di Leo, Una lunga puzza, Ed. dell'Autore, Colledimacine 1968.

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