FILIBERTO CASTIGLIONE

(Capracotta, 19 dicembre 1889 - Campobasso, 18 aprile 1973)

Farmacista e ​podestà di Capracotta

A ricordare Filiberto Castiglione, a serbare memoria della sua esemplare esistenza saranno tanti e tanti molisani, sia quelli che con lui ebbero dimestichezza e confidenza familiare, sia quelli che per ragioni di lavoro avevano frequenti contatti, sia quelli che, pur conoscendolo appena, ne avvertirono ugualmente gli slanci umani del suo cuore, che si esprimeva subito nel tono spontaneo e cordiale del dialogo. E al tempo delle prime esperienze professionali nella capitale, e negli ospedaletti da campo mentre infuriava la guerra sulle terre del Veneto, e nella sua amatissima Capracotta, e nella ospitalità calda di Baranello ed infine a Campobasso, dove la stima e la simpatia divamparono presto intorno a lui. In queste tappe del suo cammino terreno Filiberto Castiglione, abituato ai generosi impulsi del carattere franco, leale, affrontò ogni situazione, accettò ogni responsabilità, specialmente quando il popolo gli affidò il compito di rappresentarlo. E quando fu necessario pagò di persona con la dignità di chi non ha nulla da rimproverarsi, ma è travolto dalla ineluttabilità degli eventi. Filiberto Castiglione ebbe inoltre il culto della famiglia, dell'amicizia, della solidarietà. In questo campo fu un esempio di sollecitudine e di generosità perché si curvò sulle sofferenze come un umile samaritano. Aver considerato per tutta la vita questo compito come una missione è titolo che da solo spiega il rimpianto con cui tanti hanno appreso, all'improvviso, che proprio nella settimana Santa Filiberto Castiglione aveva concluso cristianamente la sua esistenza terrena.

  • Cronaca del Molise, in «Il Tempo», Roma, 29 aprile 1973.

La popolazione di Capracotta, come nella stragrande maggioranza di tutti i paesi, piccoli e grandi, era spaccata in due fazioni contrapposte le quali facevano capo alle due farmacie che da circa un secolo si contendevano il predominio del paese con alterna fortuna. Costantino Castiglione ed Ettore Conti furono i primi titolari delle due farmacie passate poi rispettivamente ai figli Filiberto Castiglione ed Alfredo Conti. Accettando l'incarico di medico condotto mi ero ripromesso di assumere un comportamento che mi consentisse imparzialità e soprattutto indipendenza dalle fazioni ma, avendo Noelia acquisita la titolarità della farmacia Castiglione, venimmo a trovarci, per la paradossale logica delle beghe, automaticamente avversati dai sostenitori di Alfredo Conti, forte questi di due figli: il primo era medico chirurgo che esercitava nel paese dal 1944 dove aveva espletato anche mansioni di medico condotto interino; il secondo era stato per lungo tempo sindaco democristiano di Capracotta.

  • A. Di Nardo, Sfogliando le memorie, Mancini, Tivoli 2005, p. 129.

A fine dicembre del 1925, però, la caduta di Lembo portava alla guida della federazione fascista prima una Pentarchia e, poi, Giovanni Tirone che avrebbe portato il fascismo molisano alla piena normalizzazione. Uno dei primi atti, la visita a Capracotta per riassorbire la famiglia Conti all'interno del locale Fascio allo «scopo di ottenere, ad ogni costo, la completa pacificazione di tutti i cittadini nel nome di Benito Mussolini». Non a caso, a gennaio del '26, chiedeva a Filiberto Castiglione di firmare un documento unitamente ad Alfredo Conti per ricomporre la frattura apertasi. Successivamente, riammetteva nel partito Gregorio Conti per consentirgi di potere avere la nomina a podestà. Pacificazione e normalizzazione erano il prezzo da pagare alla collaborazione e al consenso di vecchi avversari. Castiglione, seppure firmatario del documento congiunto con Conti, ritenne di mettersi da parte unitamente agli altri componenti del direttorio. Così, Tirone procedeva alla nomina di Gregorio Conti a segretario politico che, dopo la nomina a podestà, lasciava a Vincenzo Ianiro.

  • G. Saluppo, I comuni molisani sotto il simbolo del Littorio. Amministrazioni, podestà e politica nella costruzione del consenso, La Gazzetta, Campobasso 2015, p. 169.

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