GENNARO DI NUCCI

(Capracotta, 10 settembre 1920 - Agnone, 30 marzo 1994)

Parroco di S. Angelo del Pesco

Don Gennaro Di Nucci, nel 1944, fu destinato come Parroco a Pescopennataro e come economo a Sant'Angelo, paesi completamente distrutti durante la seconda guerra mondiale; quest'ultimo era rimasto un paese fantasma, disabitato per circa un anno in quanto tutti i santangiolesi erano stati forzatamente deportati dalle forze alleate in Puglia, sicché il timido ritorno di circa 200 cittadini avvenne negli ultimi mesi del 1944. Da Pescopennataro, per raggiungere Sant'Angelo ci si poteva servire unicamente dell'aperta campagna, essendo stata minata tutta la rotabile con le relative adiacenze. Così Don Gennaro raggiunse Sant'Angelo qualche giorno prima di Natale, per conoscere i futuri parrocchiani. L'impatto fu atroce: distruzione, sofferenza e miseria, tanta miseria! Questo fu lo spettacolo triste! Promise che avrebbe celebrato la Messa di Natale, non potendo farlo alla Vigilia e così con l'animo mesto se ne ritornò. Tuttavia rimase fortemente sconcertato quando, per la prima volta dopo la guerra, le campane della Chiesa del Carmelo suonarono a festa proprio alla mezzanotte del 24 dicembre. Il suono della voce degli angeli, lungo e festoso, si era sentito anche alla vicina Pesco. Cos'era successo? Don Gennaro racconta che per tutta la notte non riuscì a dormire, e, all'indomani, dopo la prima Messa di Natale, si mise in cammino per Sant'Angelo, dove giunse per celebrare quella di mezzogiorno. Apprese, con tanto stupore che la sera precedente i santangiolesi, pur non avendo il celebrante, si erano riuniti in chiesa a recitare i vespri ed i salmi, avevano suonato a festa le campane, si erano abbracciati tutti per dirsi "Buon Natale", che per loro voleva significare ricominciare la vita, ricostruire il paese, rinsaldare gli affetti più cari nel nome del Cristo nascente. E qui il racconto continua: Don Gennaro celebrò la sua Messa: erano le ore 12 del 25 dicembre 1944! Tutti si erano recati nella Chiesa del Carmelo, essendo la madrice inagibile a causa di una bomba che ne aveva sventrato il tetto. Durante la celebrazione piangevano tutti. Don Gennaro compreso, invasi da grandissima commozione: con quel Natale cominciava una nuova vita, da quelle macerie e da quei ruderi, che sembravano fantasmi, si sprigionava il nuovo e deciso slancio di ricostruzione. Quel giorno, fortunatamente, Don Gennaro ebbe l'invito da una graziosa donnetta che gli disse di essere la mamma di Vincenzino, quello che studiava nel Seminario di Trivento. Dopo 24 ore di digiuno, mangiò solo un pò di polenta sottratta alle già parche razioni della famiglia Del Corso, ma - asserisce - non vi fu pranzo migliore in tutta la sua vita, fino ad oggi, di quella polenta offerta con tanto amore e divorata con tantissimo appetito.

  • L. Preziosi, Gli eventi bellici del 1943-1944, S. Angelo del Pesco 1990.

Se non era per questo giovane Sacerdote io non avrei recuperato niente... Il giorno dopo dell'incendio (della mia casa) egli mi disse: «Arciprete, andiamo a vedere la casa vostra se c'è qualche cosa da fare» e così con lui andai a casa... e fortunatamente, in un ripostiglio risparmiato dalle fiamme, ritrovammo tutta la biancheria (un po' di corredo) della giovane Antonia Sammarone addetta al mio servizio.

  • L. Conti, Ricordi di Don Leopoldo, in M. Di Ianni, 1943-1993: per non dimenticare, vol. I, Studio Artemide, Isernia 1993, p. 13.

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