GIAMBATTISTA CAMPANELLI

(Capracotta, 22 marzo 1809 - 5 febbraio 1888)

Vicepretore mandamentale di Napoli

Ora dirò qualche cosa di me che scrivo. Nato a sette mesi crebbi tapino e malaticcio. Ma divenni sano e robusto a sette anni, sempre però di temperamento timido (qualità gentilizia) e poco energico. Studiai ne' primi anni in Capracotta sotto la direzione del Canonico D. Michelangelo Conti dal quale poco avrei appreso se non fossero state le paterne cure del diletto Zio Arciprete D. Vincenzo il quale mi manoduceva. Quello che vi era di commendevole nell'Insegnante si era l'emulazione che sapeva svegliare tra noi giovanetti, e posso dire senza ostentazione che fui animato sempre da un'amor proprio per distinguermi tra' compagni per la solerzia e pel desiderio d'imparare. A 12 anni fui studente in Agnone sotto la direzione del Parroco Curato Sig. Amicarelli uomo dotto e buon insegnante, e studia con esso lui l'umanità inferiore e superiore ossia le attuali materie ginnasiali, ed espletati tali studii, incominciai la filosofia con un tale Antonio Sammartino nella di cui casa era alloggiato, e mi fu posto tra le mani lo Storchenan ch'egli poco sapeva ed io pochissimo intendeva. Fui in seguito mandato in Campobasso ove continuai lo studio della filosofia, dritto di natura e matematica sotto la direzione di un eccellente Professore Abate de Matteis il quale nel 1820 era stato destituito da Professore titolare nel Collegio Governativo di quella Città per sentimenti liberali, ed ottenuto a stenti il permesso di poter insegnare privatamente, era rimasto in quella residenza. Presi passione per le matematiche e fui tra i giovani uno dei distinti, e ciò lo dico non per vanagloria o per superbia, ma perché dallo studio di quella scienza ne ricavai una certa chiarezza di concetti che ho conservato. E comunque ora nulla più ricordassi di matematica, pure serbo tuttora una lucidezza nell'ordine delle mie idee. Da Campobasso mi conferii in Napoli per gli studii Universitari, e feci il corso del Dritto con un professore privato Sig. de Marinis, nell'Università e nello studio privato di uno de' Professori Universitari Sig. Longo. In questo studio ch'era frequentato da ben quattrocento giovani vi era il sistema delle accademie giuridiche e nel quarto anno prescelto a sostenere la parte di Avvocato in causa civile, scrissi un'allegazione che mi procacciò lode dal Professore, sonetti ed altri componimenti da' compagni. Incominciai la pratica forense coll'Avvocato Martinangelo de Martinis l'autore delle note critiche al Toullier; e vi rimasi per circa due anni. Mentre mi disponeva per incominciare l'esercizio della professione in Napoli, mi trovai sbalzato in S. Maria per una di quelle tali eventualià che decidono della carriera sociale di un individuo. E ciò avvenne per questo incidente. S'imbattette per caso in Napoli con un mio parente, e perché seppe da costui il mio desiderio a produrmi e la buona volontà di correre l'arringo dell'Avvocaria, mi fece fare l'invito di trasferirmi in questa residenza, ove colle sue relazioni e colla sua protezione mi avrebbe istradato e prodotto. Accettai la proposta sul riflesso che in provincia era pià facile l'acquisto di relazioni che non sarebbe stato nella Capitale, ed una città popolosa come Napoli fidando pure sulle promesse, e dato questo passo, per amor proprio non mi convenne mutare indirizzo. Le tante promesse furono parole senza frutto ed io senz'amici o conoscenze, in una provincia che non era mia incominciai una carriera stentata senza mai perdermi di coraggio. Ebbi sempre in mira di essere onesto, e non ho fatto fortuna tra perché la naturale timidezza, mi allontanava da quei passi audaci che d'ordinario danno un resultato lucroso, sì ancora perché l'onestà non basta e ci vuol ben altro corredo. Se m'abbia guadagnata un'opinione, non so né potrei dirlo, ma ho lusinga di aver riscossa dal pubblico una certa stima. Nel 1845 fui nominato Giudice Supplente in Capracotta carica che esercitai per qualche tempo senza il titolare, ma poscia per volontaria rinuncia tornai in S. Maria. Sono stato in questa Città Giudice Conciliatore per 12 anni, e cessai da queste funzioni volontariamente per abbracciare la carica di Vice Pretore in questo Mandamento quella che attualmente esercito Nel 1852 sposai Adelaide Duracci dalla quale ho avuto 2 figli Mariannina e Giuseppe. La prima l'ho perduta nel 1867 dell'età di anni tredici. Difficilmente potrei descrivere la sua bellezza, la sua bell'indole, e l'animo nobile che aveva. Sembrava un'angelo sceso dal Cielo, ed Iddio volle richiamarla a se. La sua morte mi ferì nel più vivo del cuore, né il duole è attenuato, col decorso degli anni. Ella è tra' beati e spero che prega pe' suoi genitori desolati e pel fratello che sembra voglia seguire le orme dell'uomo virtuoso.

  • G. Campanelli, Cenno biografico della famiglia Campanelli di Capracotta. Brevi nozioni di questo paesetto, Guttemberg, S. Maria Capua Vetere, 1877, pp. 27-29.

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