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GREEN ITALY

di Ermete Realacci (1955)

Il modello economico di cui parliamo è fatto di antiche tradizioni salvate dall'oblio e divenute un vanto per il paese e un ingrediente per competere. È il caso del caseificio Di Nucci, una famiglia che a Capracotta, dal Seicento, perpetua la produzione dei formaggi tipici della civiltà della transumanza tra Abruzzo, Molise e Puglia. Formaggi che grazie a loro oggi arrivano nelle migliori gastronomie nazionali e internazionali e nei più importanti ristoranti di Londra, Mosca, San Pietroburgo, New York. Oppure la Tenuta Vannulo, a due passi da Paestum, dove Antonio Palmieri, uno dei pionieri del biologico, ha costruito attorno alle bufale una filiera - dalla mozzarella allo yogurt allo straordinario gelato, fino ai prodotti in pelle, dal ristorante alla foresteria - che è una sorta di atelier, e che i visitatori da tutto il mondo assaporano come un'esperienza culturale, oltre che culinaria. È la capacità di coniugare ricette locali e mercato globali di Eataly: nato dall'acume imprenditoriale di Oscar Farinetti con la consulenza strategica di Slow Food, il marchio riunisce un gruppo di piccole aziende d'eccellenza dell'enogastronomia italiana, e riducendo all'osso la catena distributiva, le propone al mondo a prezzi accessibili. E alle casse dello store Eataly di New York c'è sempre la fila.

  • E. Realacci, Green Italy. Perché ce la possiamo fare, Chiarelettere, Milano 2012, p. 32.

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