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IMPRESSIONI E RICORDI D'ABRUZZO

di Maria Olgiati

Del castello non rimangomo che alcuni grossi massi di mura sgretolate e qualche moncone di spigolo che da lontano danno l'illusione di un'alta torre isolata. In mezzo ai sassi e ai cespugli fioriscono dappertutto bianchi, morbidi, profumati fiorellini dai petali così vellutati e incolori che mi rammentano la nostra nivea stella alpina. Il panorama da questa alta rupe sulla valle del Sangro e sull'Appennino Marsicano è bellissimo. Vedo in basso la pittoresca città di Castel di Sangro con le sue chiare e liete case che scendono fino al fiume. Sulla costa rocciosa di una montagna ho la visione gentile di Capracotta, paese elevatissimo e biancheggiante nelle sue numerose caselle sparse sul pendio boscoso del monte.

Il custode mi ha narrato il tetro dramma che si svolse secoli fa attorno a quella fortezza. Ricostruisco con l'aiuto della fantasia la fosca scena e vedo Lollio, il truce guerriero sannita che fugge dal campo romano, e inseguito, ripara su questa rupe minacciosa. Già l'assalto del nemico sembra fallito per l'orrenda bufera di neve che si è scatenata sul paese, quando un raggio di luna, forando le nubi e illuminando all'improvviso l'erta roccia, rivela ai romani l'accesso al castello. Lollio fu trucidato e il castello dislrutto. Dicono che nelle notti di neve e di tempesta, l'ombra accasciata del fiero guerriero si mostri irrequieta tra i ruderi deserti e silenziosi.

  • M. Olgiati, Impressioni e ricordi d'Abruzzo, in «Quaderni Grigioni Italiani», I:4, Bellinzona, 1 luglio 1932, p. 228.