L'AUTOCANDIDATO

di Angelo Magni

Al Congresso non è difficile conoscerlo: già, non gli sfuggite. Vi guarda, vi scruta, e i suoi occhi sono come due ganci. Quando sa che siete maestro, vi sorride; alla notizia che siete congressista vi stringe la mano...

– Delegato?

– Sì.

Vi cade tra le braccia.

– E ti chiami?

– Cecco Rocco.

– Benissimo, non m'è nuovo il tuo nome: sei... aspetta... aspetta... di...

– Capra...

– Ah, ecco, di Capracotta!

– No, Capracruda.

– Ma è lo stesso. Lessi un tuo articolo su I Diritti.

– Ma io sono abbonato a Scuola, libertà...

– ...E fratellanza...

– ...No: giustizia.

– Ah, ora ricordo bene: proprio in questo giornale vidi il tuo bellissimo articolo su...

– Non è possibile! non scrivo mai... Sì, qualche volta il sagrestano mi prega di buttargli giù quattro righe per la moglie che sta lontano a servire... ma questo non c'entra.

– Eppure, guarda, mi pareva tanto!... Ah, tu fai amicizia col sagrestano?...

– Ma... sai...

– Che? Fai benissimo: t'approvo. Finalmente un certo principio di moralità... di religione, ci vuole. Ah, io sono stato sempre per la fede dei miei maggiori, e il prete, tira là, non è quella bestia nera!... E mi fanno ridere quando parlano di scuola.

  • A. Magni, L'autocandidato, in «I Diritti della Scuola», VII:44-45, Roma, 30 agosto 1906, p. 315.

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