LEOPOLDO CONTI

(Capracotta, 25 aprile 1885 - 8 febbraio 1977)

Arciprete di Capracotta​

Tutti possiamo intuire ed ammirare i nobili motivi che hanno spinto l'anziano Arciprete a prendere posizione su questa diceria. Non conosco l'Attilio Mosca scrittore, cui fa riferimento Don Leopoldo, ma ho davanti ai miei occhi una fotocopia della pag. 14 di "Cronache italiane" del mese di ottobre 1984 in cui il predetto compaesano scrive un articolo sul martirio dei Fratelli Fiadino al quale si addice esattamente quanto si può intuire dai due documenti sopra riportati. Discreta e composta mi pare Elvira Tirone nel suo libro "Oltre la valle" in cui sostanzialmente viene raccontato lo stesso fatto, ma non come cosa certa... solo viene riferito che Don Leopoldo nello stato confusionale, seguito al grave fatto, nel delirio della febbre, pare che abbia detto: ​«Uccidete me, io sono vecchio ed inutile, mentre questi poverini hanno molti figli...». Teniamo conto che la casa dell'Arciprete, subito dopo la tragica esecuzione, si riempì di persone che per il loro Parroco avevano una grandissima venerazione. Nel vederlo in quelle condizioni di prostrazione e nello stato emozionale in cui si trovavano tutti, un moscerino, nel giro di un minuto, diventava facilmente un elefante, pertanto è comprensibile quanto quella cara e santa donna di zia Elvira Ianiro, di Giuseppina Santilli e di tutti i Capracottesi in genere, abbiano potuto enfatizzare e trasformare qualche espressione che l'Arciprete abbia potuto pronunziare in quello stato di stress emotivo. Dopo la pubblicazione del libro della Tirone chiesi all'Arciprete se quanto era colà scritto rispondesse a verità ed egli mi rispose con un deciso no. E forse altri parrocchiani gli chiesero conferma della voce che dava per scontato un fatto del genere. Ed ecco perché il 27 Settembre 1971 volle, con documento scritto, ​«sfatare la leggenda della mia offerta di scambio» inviando la lettera che è stata sopra riportata con il relativo promemoria, da conservarsi, per i posteri, nell'Archivio parrocchiale, all'attuale Parroco, Don Geremia Carugno. La riconosciuta onestà dell'uomo, il linguaggio usato: ​«nelle nostre cronache non devono diffondersi notizie false»; ​«sento l'obbligo di sfatare la leggenda, la favola dell'offerta della mia vita»; ​«voglio che tutti sappiano che da parte mia non c'è stata nessuna offerta»; ​«non potrei far nulla»; ​«non sono stato un eroe» ecc. e la determinazione di ​«questa mia dichiarazione» sono tutti elementi che ci fanno ritenere vero quanto asserito da Don Leopoldo e ci permettono di comprendere la nobile dirittura morale dell'uomo che da tutti i Capracottesi è stato sempre ritenuto un santo uomo di Dio.

  • M. Di Ianni, 1943-1993: per non dimenticare, vol. I, Studio Artemide, Isernia 1993, pp. 15-16.

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