MEMORIE SULLE PEREGRINAZIONI

di Michele Tenore (1780-1861) e Giovanni Gussone (1787-1866)

Preferendo ascenderne il più alto, onde determinare il punto culminante dell'intera catena, ci dirigemmo a quello di Potenza. La nuova strada provinciale che ricongiunge Avigliano a Potenza, a tre miglia da quel primo luogo costeggia un colle rivestito tutto di abeti detto perciò l'Abetina. Questo bosco trovasi sul territorio di Ruoti, ed appartiene al principe di S. Antimo che ha ereditato i fondi di quell'ex feudatario. Sono stati quelli alberi distrutti in molti luoghi per introdurvi semine di cereali, ed anche manomessi ed abbattuti nella stessa parte conservata boscosa. Neppure evvi apparenza che ne fossero difese le piccole piante che vi si propagherebbero facilmente, ove ne venissero guarentiti gli aditi e recisi gli alberi più vecchie mutilati. A malgrado di tale scempio non mancano all'abetina alberi bellissimi, tra i quali il massimo se ne trasporta in ogni anno nella piazza di Avigliano, in occasione di celebrarvisi la solennità di Nostra Signora del Carmine. Noi crediamo dover cogliere questa occasione per divulgare come tutti i nostri abeti, di cui anche più stupendi boschi abbiamo a Capracotta, al Pollino, all'Aspromonte appartengono alla più bella e pregiata specie, cioè all'Abete bianco di Levante; laddove quelli del Nord di Europa si riferiscono all'abete rosso, da tutti riconosciuto di qualità al nostro inferiore. Noi dunque che diverse volte abbiamo tollerato non lievi spendi per procacciarci quest'ultimo dallo straniero, con più sano consiglio dovremmo applicarci a moltiplicare l'abete nostrale; né ci resteremo perciò di ripetere la frase comunque risaputissima: "privatas quærimus opes". La stazione dell'abetina potendo interessare la geografia botanica, non mancammo perciò di ripetervi le nostre osservazioni barometriche, per le quali ne rimane determinata l'altezza a piedi 2876.

  • M. Tenore e G. Gussone, Memorie sulle peregrinazioni eseguite dai soci ordinari signori M. Tenore e G. Gussone, Stamp. Reale, Napoli 1842, pp. 139-140.

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