E IN MEZZO IL FIUME

di Sandra Petrignani (1952)

Gli alberi, come gli angeli, in genere si guardano dal basso, ma un giorno mi viene voglia di montare su un autobus per turisti di quelli a due piani, scoperchiati al piano di sopra. Chiedo a un amico fotografo, Pasquale Comegna, di accompagnarmi. Partiamo dalla fermata di Monte Savello, di fronte all'Isola Tiberina, in mezzo a un traffico parossistico. Mi racconta di sé. Non c'è niente di più appropriato che una situazione stagnante per parlare di se stessi. Fra amici ci si dà per scontati, ci si accontenta di biografie sintetiche. Pasquale considera Roma la sua città, ma è nato a Capracotta, «luogo sperduto dell'Alto Molise» mi spiega. Non sapevo nemmeno questo. Naturalmente ha l'inseparabile macchina fotografica con sé e ogni tanto inquadra e scatta e diventa distratto, non risponde alle domande, nemmeno mi sente. Tanto più che la gente parla a voce alta intorno a noi per superare il rumore del traffico. Per riuscire a dialogare bisogna stare fermi e vicini. [...] L'autobus si libera dal caos capitolino e attraversa spedito il Vittoriano. Nessuna sosta, qui, peccato. Sarei scesa volentieri ai Mercati Traianei. La Roma più antica, la Roma caput mundi è quella che m'interessa meno. Mi piacciono i Mercati di Traiano perché sono un raro esempio di riconversione delle rovine. Le mostre contemporanee che vi si tengono stabiliscono una ossigenante relazione fra e-poche lontanissime. Siamo di nuovo imbottigliati sul lungotevere quando chiedo a Pasquale qual è l'aspetto di Roma che lo colpisce di più.

– La luce – risponde.

– Che altro può dire un fotografo?

– Sai che Roma ha spesso cieli cupi?.

Mi meraviglio, a me sembra una città luminosa, chiara.

– Non è proprio così. Ma effettivamente le sue nuvole hanno spesso squarci da cui filtra la luce con un bagliore che va a colpire direttamente certi dettagli. Fotograficamente è molto interessante.

– Io credevo che Roma fosse famosa per i tramonti.

– Certo, anche. A Roma colpiscono i rossi. Ha cieli passionali al tramonto, con rossi molto accesi. Scenari caldi, che si trasformano all'improvviso. Forse c'entra anche lo smog nella composizione dei rossi romani. Roma ha molto marmo e molto smog, due elementi che influiscono sulla qualità della sua luce. La luce migliore, comunque, la vedi dal Gianicolo, anche se i tramonti preferisco guardarli dal Quirinale, dove la luminosità è avvolgente.

  • S. Petrignani, E in mezzo il fiume. A piedi nei due centri di Roma, Laterza, Bari 2010, pp. 125-127.

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