NON DI SOLO PANE

di Ilaria Zilli

La necessità di spostare le greggi nei rigidi mesi invernali dalle cime innevate e comunque brulle delle montagne verso i pascoli sempre fertili del Tavoliere appare antica quanto la vocazione alla pastorizia delle popolazioni meridionali. È con i sovrani aragonesi che venne però definitivamente reso obbligatorio lo spostamento delle greggi nei pascoli del Tavoliere messi a disposizione dalla Regia corte e, attraverso una serie di norme e di regolamenti, venne riorganizzata intorno alla Dogana della Mena delle pecore l'intera economia pastorale del Regno di Napoli. Una riorganizzazione che riflette la nuova divisione internazionale della produzione e commercializzazione sia della materia prima che del prodotto finito che il Mezzogiorno in gran parte subisce, ma che comunque offre interessanti spazi di manovra ai suoi mercanti e ai suoi proprietari armentizi, oltre che un importante gettito fiscale allo Stato.

Come risulta nella documentazione d'archivio, i comuni molisani dai quali partivano le greggi dirette in Puglia erano numerosissimi, segnale dell'importanza che fra '600 e '700 aveva sempre più assunto l'industria armentizia nell'economia locale. Frosolone e Capracotta apparivano i centri più ricchi di greggi, ma è più facile elencare i pochi comuni non interessati al fenomeno che fornire l'elenco completo di quelli coinvolti. L'attività pastorale coinvolse di fatto trasversalmente tutti gli strati della società molisana. Proprietari di armenti erano sia i nobili feudatari locali che i numerosi borghesi proprietari di terre e masserie, che in essa cercarono, e spesso trovarono, la chiave per una rapida ascesa sociale.

  • I. Zilli, Non di solo pane. I consumi alimentari della famiglia Japoce di Campobasso: 1743-1793, Ed. Scientifiche Italiane, Napoli 2005, pp. 42-43.

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