NOVELLA DE UNA NOVA INVENCIONE DE CONFEXIONE

di Tommaso Grammatico (1473-1556)

Suole la sagia et discreta, ante, mayestra natura in li più alpestri lochi et regiune inpracticabile rari homini de alcuna perspicacia de ingegno et practica produre, li quali per quello precedeno li altri per il che in lor fede sensa altra difficultà tucto il resto de la turba securamente posar se conviene. Né se ritrova frustatoria questa invencione de natura ad alcune persune che sequeno le orme de Minerva et soi spirti liczadri, quando a le volte per transito in simili lochi albergar li succede, per che soglyono più fiate da tal persune de colorato ingegno amorosamente essere in loro propii alberghi racolti, honorati et reveriti, con comunicare etiamdio ad quelli parte de loro accidenti non sensa satisfaccione de le ambe parte. È da comendarese donque la natura inventrice de tanto acto laudabile et aprobato.

Accade che essendome io, per quietare alcune differencie intra magnate e nobile persune, in la asperrima e ritrosa Provincia aprutina condocto, et arrivando al loco più hoccurrente de una de le parte nominato Capracocta et ivi alquanto dimorato, per satisfacione de l’altra me parve conveniente conducerme a suo loco nominato il Pesco, per servare la equalità et bene intendere le ragiune de ciaschuno. Et per essere io prima stato accinnato de una nova confexione in quelle bande, de moderno stile et acutissima exquisicione, concertata intra il venerabile priore de San Luca del Pesco e lo condam abbate de Sancto Angelo, deliberai con ogne mia industria pervenire a la ultima intelligencia del facto per potere de quello havere verdatera noticia et cognicione; e ancora con intencione de quella fareme, si possibil fosse, da uno de li propii autori per sua bocca publicandola racontare. Onde arrivato io al Pesco et in casa del medesimo priore, non sensa alcuni mocti et canzone de piacevole note et amorosi accenti per el camino, a la usanza del paese con el dicto priore de conpagnia albergato, poi de molti ragionamenti il transcurso finito, fo del disnare la hora apropinquata; tal che ultimamente per suo ordine in la mensa assentati, il predicto priore ultra modo diligente sollicitando le vivande or qua or là con difficultà haverese et per pochissimo spacio a pena se possea como ad homo sollicito et de molto recapito. E intanto che sero, sua juvenile etate, rubicondo et fresco volto et parlare affabile non solum alcuna jovane de tenera etate o vero de acta et venusta forma, ma qual se voglya altri de anni inveterata, ançi decrepita et de horrendo aspecto, in brevissimo spacio de tucti soi peccati plenariamente exculpata haveria. Finalmente, essendo jà a presso nocte, il magnare accapato e la casa evacuata de genti, comenzai io dextramente con alcuni mocti o ver proverbii soliti usarenose per epsi e suo prenominato conpagno a tentarelo, per haverene io prima de bona parte de epsi veridica informacione consequita, con dimostrareme molto desideroso intenderne tal qual fosse la nova forgia de loro concertata confexione; presupponendole ancora quanto alhora fosse il tempo congruo de narrarela, acteso che la mensa e lecto se suole vulgarmente essere confexione de noi fragili mortali conprobare, inmo tortura che a tale confexione ne induce. Onde che ’l venerabile padre accorto de la occulta voglya mia, la quale non a me celata, ançi non tanto io de intenderela quanto molto più ardentemente desiderava in manifestarela, inmo, per quanto conprender posso, me parve che mal contento o più presto degiuno de tale invencione lui essere stato vorrebe quando che a noticia de molti non esser pervenuta certo stato fosse.

  • T. Grammatico, Opere diverse inedite in rima e prosa, a cura di F. Sica, Edisud, Salerno 1989, pp. 34-38.

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