ORLANDO DI TELLA

(Capracotta, 13 maggio 1934 - Pietracupa, 27 agosto 2014)

Parroco di Pietracupa

Nei cento anni fra il terremoto del 1456 e la ricostruzione della chiesa di San Gregorio, la grotta accolse le funzioni religiose, per cui continuò a essere chiamata la chiesa vecchia anche quando fu usata in altri modi: luogo per le adunanze dei capifamiglia dell'Università (cioè del Comune), magazzino, abitazione, stalla, deposito, ricovero bellico. Si deve alla straordinaria idea del parroco Orlando Di Tella e allo slancio dei giovani e di tutta la genta di Pietracupa se la grotta fu riportata nel 1977 alla destinazione che aveva avuto secoli prima. Oggi in essa si svolgono cerimonie religiose, incontri sociali e attività culturali: è il cuore della comunità, che stupisce per la sua straordinaria atmosfera tutti coloro che la vedono per la prima volta.

  • A. Delmonaco, Le querce del Cantone. Memorie dalla pietra cupa, StreetLib, Loreto 2015.

Nell'anno 2009, Don Orlando ha festeggiato i suoi 50 anni di sacerdozio, non ero presente alla cerimonia, ma mi hanno detto che molte persone, venute da ogni parte del Molise, erano presenti per manifestare il loro affetto ad un Sacerdote che è stato sempre vicino ai loro bisogni spirituali ed umani e questo, credo, sia stato il miglior modo per dire grazie al loro parroco, gratificato anche dalla Curia, che lo ha eletto Monsignore. Ma la presenza più bella è stata quella dei suoi allievi vecchi e nuovi, grati al loro professore di essere stato un educatore ed un docente che ha saputo inculcare, non solo conoscenze professionali, ma soprattutto cultura per la loro formazione di studenti oggi e di uomini per il domani. Nel corso di un incontro confidenziale avuto di recente con Lui, Don Orlando mi ha raccontato la storia della sua vocazione sacerdotale. Il suo racconto, che riporto integralmente, è molto indicativo della spiritualità e del profondo inconscio che invade colui che viene scelto per fare il servo di Dio:

Nel paese che mi ha dato i natali, Capracotta, mio padre era un proprietario di un forno ubicato proprio adiacente la nostra abitazione. Una sera, un amico di famiglia è venuto in casa per farci visita e, nel bel mezzo di un discorso, rivolgendosi a mio padre gli ha chiesto: «Che strada dovrà prendere questo giovane nel corso della sua vita?». Mio padre a quel punto ha incominciato a valutare tutte le attività che avrei potuto fare in seguito. Così parlando, all'improvviso mi ha chiesto: «Cosa ne pensi delle mie proposte?». Senza titubanza alcuna ho risposto parlandogli di una proposta non compresa nel suo elenco ed ad alta voce ho detto: «Voglio fare il prete» e nel dire queste parole ho sentito dentro di me un grande calore ed una grande voglia di uscire all'aperto, di correre e di esternare quella gioia intensa che invadeva la mia persona. Sono entrato in chiesa ed ho iniziato a suonare le campane richiamando l'attenzione di molta gente, compreso mio padre che mi aveva seguito in strada. Dopo questo episodio, ho iniziato il mio percorso formativo presso la Diocesi di Trivento e non ho mai perduto la gioia di essere utile al Signore. Nel seminario ho sofferto molto della mancanza di mia madre, alla quale ero legatissimo, ma il Signore mi ha ripagato con altre gioie, quelle di essere utile a Lui ed al mio prossimo.

Quando durante l'inverno, mi reco nel Molise, in una Pietracupa deserta ed abbandonata, la presenza di Don Orlando è rassicurante perché vuol dire che il paese è vivo, perché è viva la fiammella delle nostre tradizioni, che, il parroco insieme al sindaco ed agli altri 220 abitanti presenti in loco, mantengono sempre accesa. Nella mia sfera privata, due sono i momenti nei quali ho percepito maggiormente lo spessore umano di Don Orlando, durante i funerali dei miei genitori e la sua presenza in occasione del matrimonio di mia figlia, da Lui celebrato nella Basilica di S. Sabina a Roma. Probabilmente sarò un inguaribile sentimentale, ma quel giorno dell'11 luglio del 2004 nello splendore di quell'antica Basilica di epoca Romana, in mezzo a tanti amici e parenti venuti anche dall'America, la presenza di quel Sacerdote, le sue parole affettuose e commosse verso Andrea e Claudia, che aveva veduto crescere sin da bambina, mi hanno fatto sentire intorno a me la presenza di un amico, di un consigliere spirituale, che condivideva la gioia di un padre, che vedeva la propria figlia avviarsi radiosamente verso il suo futuro di donna e di mamma.

  • C. Camillo, Una valigia di cartone, Youcanprint, Tricase 2016, pp. 235-236.

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