PASSEGGIATA A PRATOGENTILE

di Franco Ciampitti (1903-1988)

Ma voi l'avete notata, Lia, quell'aria di attesa che c'è a Pratogentile. Io ho visto nelle vostre iridi assorte il colore di un sogno lontano.

Ora passano, a tratti, folate di vento. Il sole si vela di più, si lascia quasi guardare: è una grande moneta di luce. Il vento reca dei granelli minuti, una polvere bianca: nevischio.

Quanta cipria sui vostri capelli!

Per un attimo vi vedo in crinolina ed in parrucca bianca. Perché non danzate in minuetto?

Ma voi avete i calzoni e siete qui per sciare. Altro che languida fragilità del Settecento! Del resto: mutatis mutanda. E voi siete intonata all'ambiente.

Torniamo.

Dal bosco ai declivi squallidi delle Salere. Il vento c'investe in pieno ora e gli orli della giacca svettano nella discesa difficile tra i macigni. Bisogna fare lo slalom.

– Piano, Lia! Per carità fate piano.

Voi ridete ed io invece ho paura per voi.

Dalla cuffia sono sfuggiti i capelli e vi ricadono ogni tanto sugli occhi: allora voi non vedete la pista. Vi fermate a rimetterli dentro, ma per i guanti un po' grossi non vi riesce di farlo ed io allora vi aiuto. S'indugia appena la mia mano nella dovizia dei capelli neri e già il volto par che scolori...

Ora che la pista va verso il muro delle Cese e si mette accanto a quella linea dritta di pietre che, si dice, i montanari costruirono in una notte per segnare la via ad un re, che volle salire a Monte Campo.

– Ma perché non avete voluto appoggiarvi?

Due volte v'ho offerto il mio braccio per questa ultima discesa ghiacciata. Non avete voluto. Eppure mi sareste piaciuta di più un po' stanca, bisognosa d'aiuto. Invece...

  • F. Ciampitti, Passeggiata a Pratogentile, in G. Titta Rosa e F. Ciampitti, Prima antologia degli scrittori sportivi, Carabba, Lanciano 1934, pp. 95-96.

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