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PIETRO PAOLO CARFAGNA

(Capracotta, 1618 - 1685)

Arciprete​ di Capracotta

Quella mattina del nove luglio il vecchio arciprete Tobia Campanelli celebrava messa all'altare della Santissima Trinità. Erano accorse al suono della campana quelle poche donnette che abbiamo incontrato lungo la scalinata del sagrato e altre poche. Il buon arciprete usava talvolta, durante la celebrazione del rito, dialogare con le fedeli per rincuorarle ed esortarle alla preghiera. Così fece pure quella mattina e, nel far ciò, senza avvedersene, tirò la messa in lungo. Quando i briganti irruppero nell'abitato, chi poté si barricò in casa, sprangando gli usci, e provvide a nascondere ciò che andava nascosto. Le donne si davano la voce, gridando dai buccitti delle finestre, che si spalancavano e si chiudevano in continuazione, aumentando il frastuono. Il capo della masnada [...], sdentato, e perciò detto Boccasenzossi, sguinzagliò i razziatori per le viuzze del paese con l'avvertenza di avere occhi alla scelta, di fare cioè pulizia dove andava fatta, nelle case dei signori, senza lasciarsi impietosire da chicchessia. Raccomandò anche di non perdere tempo con le donne, «perché», disse, «non è proprio il caso e poi, ricordatevelo, noi siamo uomini d'onore». Cominciò così la feroce razzia, fra le grida d'orrore delle donne e dei bambini. Alcuni, temendo il peggio, fuggirono sotto ai Ritagli, svicolando per quei caratteristici cunicoli a volta di botte, aperti qua e là fra le case, verso la rupe, chiamati tombe (tombini). [...] Il protervo capo Boccasenzossi si piantò in mezzo alla piazzetta del paese, insieme a due suoi sgherri, e attese che gli altri manigoldi compissero la razzia. Tutte le famiglie benestanti del paese furono passate al setaccio e alleggerite di ducati, preziosi ed altro.

  • D. D'Andrea, Storie capracottesi d'altri tempi, D'Andrea, Lainate 1995, p. 8.

Il primo personaggio, Pietro Paolo Carfagna, è celebre per essere stato l'involontario protagonista tanto dell'epidemia di peste del 1656, ammalandosi e guarendo dopo tre mesi, quanto del saccheggio di Boccasenzossi, quando fu sequestrato e torturato per giorni. Il Carfagna, discendente d'una secolare e valorosa famiglia di combattenti, fu arciprete dal 1638 fino alla sua morte, governando la nostra chiesa per ben quarantasette anni. Il 20 ottobre 1640, con bolla del vescovo Carlo Scaglia, fu anche nominato rettore della Chiesa di S. Amico e della cappellania di S. Salvatore di Agnone. L'arciprete fu poi il maggior promotore della ricostruzione della Chiesa Madre dopo il 1657, il che comportava la sua demolizione, un'impresa che si concluse ottant'anni dopo.

  • F. Mendozzi, L'inaudito e crudelissimo racconto, Youcanprint, Tricase 2018, pp. 80-81.

Scritti di Pietro Paolo Carfagna:

  • P. P. Carfagna, Catalogus omnium rerum notabilium iuxta Rituale Romanum ad curam animarum pertinentium, Capracotta 1644.

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