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PROGETTO PER LA CHIESA CHE SOGNO

di Stefano Palladino

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Il sonno di Michele durò una buona mezz'ora. 

Egli, al risveglio, si sentì subito meglio, anche perché, nel frattempo, era arrivato un venticello fresco da nord.

Don Mario era accanto a lui, sdraiato sulla sedia. Gli riferì la risposta dei seminaristi.

Recitarono le Ore.

La preghiera restituì benessere e freschezza mentale a Michele, come sempre gli capitava, particolarmente allorché s'immedesimava nel profondo significato dei salmi, degli inni, della Sacra Scrittura, com'era facile fare nel silenzio di quel magnifico sito, tra cinguettii d'uccelli e stormire di foglie.

Terminato la recita dell'Ufficio, Michele chiese:

– Don Mario, il metropolita emerito celebrerà il pontificale domani?

– Sì, mio signore! Ha raccomandato che lei se ne stia tranquillo a seguire i suoi ragazzi, come li chiama lui. Se lei vuole rendersi libero, celebrerò io la Messa, domani, di ritorno dal carcere, e resterò io con loro.

– Andrei volentieri a Boiano, da quel povero parroco. Però devo stare qua, per dare loro una mano, nella preparazione della seconda scaletta. Non ho potuto sentire il vicario; sta bene?

– Sì, sta bene; io l'ho visto ieri mattina. Era tutto contento, per il valido aiuto che trova nei volontari. Lei ha potuto parlare con i vescovi suffraganei?

– Sì, don Mario; partono per le vacanze entro questa quindicina. Il vescovo di Trivento mi ha invitato a condividere la sua casa di montagna a Capracotta, a circa millequattrocento metri. Gli ho risposto che avrei avuto i genitori con me, a Campobasso, ma che gli avrei fatto egualmente una visita là, restandoci qualche giorno.

– Il vicario si fida dei suoi collaboratori laici?

– Le ripeto che n'è contento!

– Sto pensando alla riunione dei parroci, che vorrei fosse aperta a tutti i presbiteri che intendono parteciparvi, religiosi compresi. Che dice lei?

– Dato l'ordine del giorno, la limiterei ai soli parroci. Vedrà che saranno essi stessi a divulgare le conclusioni dell'incontro tra gli alti presbiteri, sei lei darà loro l'autorizzazione.

– Ho sempre l'impressione d'essere in ritardo. Avrei dovuto accelerare le visiste alle parrocchie. Ma, preferisco fare meno purché fatte bene; non vorrei che i parroci pensino che vago, come dice lei, mio don Mario!

– Che lei sia un vescovo vagante, ormai, lo pensano tutti, fedeli compresi! Mi è piaciuta la telefonata del parroco di Toro. Voleva sapere se avevo provato a metterle il sale sulla coda!

– Che ha risposto lei?

– Che oggi i vescovi non portano più né cappa, né coda!

  • S. Palladino, Progetto per la Chiesa che sogno, vol. II, Roma 2001, pp. 134-135.

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