DI QUA E DI LÀ DALL'OCEANO

di Andreina De Clementi (1941)

Nel primo ventennio postunitario, l'emigrazione era stata prerogativa di tre aree a se stanti, il salernitano, il cosentino e il potentino; nel secondo ventennio acquistò un impeto e una capacità di propagazione tali da fargli guadagnare, al crocevia di questo secolo, l'interno Mezzogiorno continentale. Ivi compresa la Puglia, che «costituirà comunque, sempre, una realtà relativamente marginale, almeno rispetto alla assai più rilevante intensità assunta dall'emigrazione media nazionale».

Nuove province si immisero via via, a ondate, nel circuito migratorio, affiancando e talora superando le veterane. Nel 1883 prese il via l'esodo irpino, seguito tre anni dopo dal beneventano; le partenze da Catanzaro oltrepassarono il migliaio a partire dal 1882 e solo un decennio dopo divennero uguagliate dalla zona di Reggio. Il teramano, ultimo arrivato dagli Abruzzi, colmò in un solo anno il divario dalle altre province, con un balzo acrobatico che fece letteralmente schizzare le stentate 593 unità del 1900 alle 17.959 del l901.

[...] Se ne percepisce un'immagine monolitica, quasi un progressivo distaccarsi di interi blocchi, lontano dall'andamento reale. Invece le partenze, specie le prime, richiamavano uno stillicidio distribuito a chiazze. Non solo infatti gli abitanti di una stessa zona sfollarono in tempi diversi, ma si delinearono vere e proprie isole di mobilità attorniate dall'indifferenza dei vicini. Nel Molise, ad esempio, epicentro dell'emigrazione abruzzese, lo studiatissimo Agnone, situato nella zona montagnosa, prese il via nel 1866, ma passarono quattro anni prima che i contigui Capracotta e Pietrabbondante ne seguissero le orme, mentre dalle colline del Volturno si era mossa subito Isernia.

  • A. De Clementi, Di qua e di là dall'oceano. Emigrazione e mercati nel Meridione: 1860-1930, Carocci, Roma 1999, p. 56.

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