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QUATTRO VITE

di Maria Teresa Montuori (2004)

L'ultima tappa della giornata era l'osservatorio di Capracotta. Si trovata appena fuori dal paese, non era molto grande, ma la visita fu bellissima. Si saliva su per una scalinata stretta che portava in cima alla torretta, dove c'era spazio per appena una decina di persone, o poco più. L'ultimo piano era circolare, sopra c'era una cupola che si apriva rivelando il cielo stellato. C'era un signore anzianotto che faceva da guida, a prima vista molto simpatico. Quando aprì la cupola, per un attimo stemmo tutti zitti, col fiato sospeso. Al centro della stanza c'era un cannocchiale.

– Guarderete a turno. – Ci spiegò.

Perfino Mariposa, che non stava mai zitta, rimase in silenzio per un po' guardando il cielo stellato. La prima volta che guardai nel cannocchiale, mi fermai poco tempo, perché avevo l'ansia che gli altri si irritassero ad aspettare. Dopo aver visto però quanto si fermavano gli altri, decisi di concedermi di guardarlo bene anche io. La cosa che più mi rimase impressa fu Andromeda: sembrava una macchia lattiginosa nel cielo, eppure era una galassia, un'intera galassia, ed era lì, sembrava così vicina.

– L'hai vista? – Chiesi a León sotto voce. Per qualche motivo, sussurravano tutti. Lui annuì.

– Hai idea di quanto sia lontana? – Mi chiese.

– Circa due milioni e mezzo di anni luce. – Dissi io, mentre la guida faceva salire Lirio su una sedia perché potesse guardare anche lei.

– Non pensavo avessi cercato anche questo. – Disse León.

Io mi feci scappare una risata, che soffocai subito. Lo guardai e vidi che si era girato anche lui verso di me: nel buio della notte, mi sembrò di vedere Andromeda ancora riflessa nei suoi occhi.

  • M. T. Montuori, Quattro vite, Albatros, Roma 2024.

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