I SEGNI, LA STORIA

di Benvenuto Terracini (1886-1968)

In Italia le carte volgari sono alquanto più tarde e soprattutto più scarse a tutto il secolo XII. Forse non a caso un certo numero di esse: il documento molisano (1171), la carta fabrianese (1186), la carta picena (1193), l'inventario fondano, si raggruppano tra l'Umbria, l'Abruzzo e l'estremo Lazio e si addensano addirittura attorno a Montecassino, dove la formuletta della regola di Monte Capraro e gli altri frammenti pubblicati dal padre Inguanez vengono a fare cronologicamente e regionalmente corona al gruppo dei Placiti capuani. Ci permettono così, se non m'inganno, di considerare questo sotto un aspetto che rientra direttamente nel nostro tema, ci permettono cioè di porli senz'altro a capo di una concreta tradizione di lingua profilantesi abbastanza nettamente fra le testimonianze sparse del volgare che in questo secolo si viene affermando. Intanto i Placiti, per il loro carattere di testimonianza, suppongono un preciso senso di distinzione fra volgare e latino, contemporaneo appunto con le altre testimonianze di questo sentimento, che risalgono tutte alla fine del secolo X.

  • B. Terracini, I segni, la storia, Guida, Napoli 1976, pp. 188-189.

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