STORIE COATTE

di Luigi Pecce

La squadra venne richiamata in campo da un inserviente per assistere alla premiazione e, poco prima di uscire dal tunnel degli spogliatoi, Pietro venne fermato da un uomo alto, in impermeabile nero che gli consegnò una lettera chiusa con la ceralacca.

– Che è 'sta roba?

– Leggi...

– Daje, n'antro itagliano... Ma che è diventato er Brasile, 'na succursale de' Capracotta?

L'allenatore guardò la busta e quindi rialzò gli occhi.

– 'Nde ito? Regà l'avete visto.

– Chi Piè?

– L'omo nero...

– Seee, io ho incrociato l'orco de Biancaneve poco fa però poi m'è finito l'effetto der fumo e m'è svanito de corpo.

– E daje, sempre a scherzà... Quello co' l'impermeabile che m'ha dato 'sta lettera.

– Io non ho visto nisuno...

– E manco io...

– Boh, te pareva che i misteri finivano? Mo' che è 'sta cosa?

– Basta aprilla e leggela...

– Me pare regular... Aprimo và...

Pietro infilò il pollice nella busta e strappò il bordo tirando fuori il foglio che vi era contenuto.

– Dunque... Aoh... So' tutte lettere appiccicate... E che è? Hanno rapito le unghie de Roberta e...

– Oddio... Le unghie... No, no, ci sono... Fiuuu... – la ragazza si rassicurò guardandosi la punta delle mani. – Sgrunt... Dicevamo... Sembra una lettera minacciosa... Anzi direi che lo è proprio, guardate qua: «Andatevene subito dal Brasile altrimenti le conseguenze saranno disastrose, avete un aereo interamente prenotato per domani mattina alle 7. È un consiglio».

  • Looigi, Storie coatte, Narcissus, Loreto 2004, pp. 544-545.

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