TERRA

di Federico Quaranta (1969)

Ma, proseguendo il viaggio, a Pietransieri, piccola frazione di Roccaraso, in Alta Val di Sangro, vengo a conoscenza di una tragedia a me del tutto oscura e risalente a quei terribili giorni dell'autunno del 1943.

Qui si consumò, infatti, uno degli episodi più crudeli di tutta la guerra, quello che passò alla storia come "l'eccidio di Limmari".

Andiamo con ordine: il paesino abruzzese, di appena quattrocento anime, era diventato un crocevia strategico lungo il fronte che attraversava proprio la valle del fiume Sangro. Da una parte del fiume, i tedeschi a difesa della Linea Gustav. Dall'altra parte, attestati sulle prospicienti alture di Capracotta, in Molise, gli Alleati.

I reparti tedeschi rimasti a Pietransieri avevano intimato alla popolazione di andarsene e scappare verso nord. Ma nel paesino erano rimasti soprattutto donne, anziani e bambini (gli uomini erano per lo più morti, prigionieri o allo sbando dopo l'8 settembre). Questa piccola quanto indifesa comunità si convinse che, rifugiandosi nella frazione di Limmari, dove c'erano dei casolari di campagna, si sarebbe salvata.

La precauzione, in realtà, non servì a nulla. Una pattuglia composta da non più di tre o quattro soldati delle SS. peraltro giovanissimi, raggiunse la zona dei casolari. Era il 21 novembre 1943. I tedeschi minarono i casolari e li fecero esplodere con tutti i civili rifugiati all'interno. Non contenti, per accertarsi che fossero morti davvero, entrarono e spararono sui cadaveri. A terra restarono centoventotto corpi straziati. La vittima più giovane aveva soltanto un mese di vita. I cadaveri rimasero sul posto, coperti dalla neve che di lì a poco sarebbe caduta copiosa, fino alla primavera successiva.

Ma avvenne un piccolo miracolo: una bimba di sette anni, Virginia Macerelli, seppur ferita gravemente, riuscì a salvarsi riparandosi sotto il corpo della mamma. Virginia si finse morta per due giorni prima di essere ritrovata. Aveva perso la mamma e tutti i suoi fratellini. Da allora iniziò per lei una nuova vita. Durissimna, ma nuova.

Oggi, di quel terribile eccidio, mi resta il ricordo delle mani e del volto di Virginia, un volto che a ottantaquattro anni è ancora quello di una bambina impaurita. A futura memoria, rimane il sacrario di Pietransieri che, con le sue 128 lapidi, è un monito per tutta l'umanità. L'emozione intima e dolorosa che ho provato al suo interno resterà indelebile scolpita nella mia anima.

  • F. Quaranta, Terra. Riscoprire le nostre origini per costruire un futuro migliore, Sperling & Kupfer, Milano 2019.

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