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TUTTA COLPA DEL VERDANA

di Massimo Savona (1979)

I preparativi per il matrimonio gli avevano fatto pensare più di una volta che stava facendo una cazzata colossale e che sarebbe stato meglio continuare ad avere donne in modalità shuffle, selezionate casualmente e poi mai più risentite, come la musica nell'iPod. Però il suo futuro ruolo istituzionale non si sarebbe conciliato con un tipo di vita di quel genere, un ministro della Sanità avrebbe avuto bisogno di una donna accanto che tenesse le pubbliche relazioni e gestisse la casa e gli incontri come faceva la moglie del senatore Guerrieri.

Ginevra la casa l'aveva già pronta da tempo, allestita e arredata con tutto quello che serviva a una vita di alta rappresentanza, alla quale era certa di essere predestinata da sempre. Cinquecento metri quadri su due piani, attico e superattico naturalmente, per avere tutto il mondo sotto i piedi, nel quartiere più esclusivo della città e con un terrazzo con vista mozzafiato, i cui arredamenti da esterno erano costati quanto un intero condominio in periferia.

Lei era perfetta; sempre vestita nella maniera giusta, mai eccessiva e con pochi gioielli, preziosissimi però. Truccata in una maniera che la faceva sembrare acqua e sapone, e con una pelle che faceva capire che il suo colorito era dovuto a quel particolare sole che si prende soltanto in posti selezionati, e che abbronza in maniera diversa dal sole di Ostia o di Capracotta.

  • M. Savona, Tutta colpa del Verdana, Pulp, Frosinone 2013, p. 243.

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