UGO ENRICO PAOLI

(Firenze, 9 maggio 1884 - 25 novembre 1963)

Filologo e storico

Che nelle opere retoriche di Cicerone sia da riconoscere una profonda traccia di Isocrate difficilmente potrebbe esser messo in dubbio dopo la trattazione che di questo argomento ha fatto il Blass nella sua opera capitale sull'eloquenza attica; ma poiché il Blass limita il suo studio quasi esclusivamente alle teorie sullo stile e sul ritmo, limitazione che ha la sua ragion d'essere nel fatto che appunto nell'esposizione di queste teorie Cicerone è massimamente debitore a Isocrate, l'A. dell'opuscolo che ci sta innanzi ha spinto la ricerca più oltre e si è formata la convinzione che da Isocrate Cicerone abbia tolto anche l'idea della funzione dell'oratore, quale egli la presenta nel de Oratore. Ecco in breve le idee fondamentali dell'A.: Isocrate rappresenta nel IV sec. un criterio pedagogico che fonde le due forme di educazione, retorica ed enciclopedica, sviluppatesi separatamente nel secolo anteriore ; il suo ideale sofistico, tendente a riunire nella stessa persona il retore e il filosofo è tutto l'opposto dell'ideale socratico, che separa nettamente la filosofia dalla retorica. L'idea socratica trionfa, ma nel primo sec. av. Cr. si nota un ritorno alle idee di Isocrate e Cicerone ne è il maggiore rappresentante ; il concetto che informa il de Oratore è quello stesso che troviamo nelle orazioni di Isocrate. Come dimostrazione del suo assunto l'A. pone a riscontro intieri passi di Isocrate e di Cicerone, togliendo i primi dal corpo delle orazioni isocratee e soprattutto dalla Antidosis - degli accenni a teorie di Isocrate e di Isocratici, che non è possibile riferire alle orazioni, accenni ne scarsi, ne privi di interesse, disseminati nelle ponderose raccolte di retori greci non trovo assolutamente menzione in questo lavoro -, i secondi soprattutto dal de Oratore: e nella citazione di passi paralleli mette in evidenza analogie non solo di pensiero ma anche di espressione, che poi illustra acutamente. Ne sfugge all'A., e mi preme di metterlo in rilievo come prova della larghezza di vedute con cui il lavoro è condotto, la diversità di intento con cui i due scrittori sostengono la stessa idea: Isocrate si oppone alla specializzazione filosofica, il cui effetto era di svalutare la retorica; Cicerone si oppone alla grettezza dei retori, sostenendo la necessità di un'ampia prepax-azione scientifica per chi voglia arrivare a essere ottimo oratore. L'ideale isocrateo, richiamato in vita da Cicerone, determina una tendenza - l'A. in alcuni luoghi la chiama, con espiessione forse non troppo felice, scuola - di cui sono i continuatori Dionigi di Alicarnasso. L'ideale isocrateo, richiamato in vita da Cicerone, determina una tendenza - l'autore in alcuni luoghi la chiama, con espressione forse non troppo felice, scuola - di cui sono i continuatori Dionigi di Alicarnasso e nel secondo secolo dell'era volgare Aristide; ne è anche documento singolare la laudatio Demosthenis del pseudo-Luciano. Queste le ultime conclusioni del libro, che per assennatezza e bontà di metodo si raccomanda all'attenzione degli studiosi, ancor che non ci sembri che possa ritenersi definitivo. Capracotta, agosto 1914.

  • U. E. Paoli, H. M. Hubbell, «The Influence of Isocrates on Cicero, Dionysius and Aristides», in «Rivista Italiana di Filologia e di Istruzione Classica», XLIII:1, Loescher, Torino 1915, pp. 145-146.

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