UGO MOSCA

(Capracotta, 1912 - Roma, 1975)

Avvocato​ e conte di Pietraferrazzana

Sulla famiglia di mia nonna ho, al contrario, molte notizie che mi sono state fornite recentemente dal mio cugino, avvocato Ugo Mosca, che ha ripristinato nella sua persona il titolo di Conte di Pietraferrazzana.

  • E. Santilli, Oltre la valle, Cappelli, Bologna 1968, p. 12.

Ugo Mosca (1912-1975), avvocato capracottese residente a Roma, ha raccontato in modo esemplare l'intero periodo bellico in un volume di "Scritti rari o nuovi su Capracotta", depositato presso l'archivio comunale. Da quella impagabile raccolta estraiamo un frammento sulla distruzione di Capracotta del novembre '43 ad opera dei guastatori delle Schutzstaffeln: «Puntualmente dopo due ore dal preavviso, cominciarono ad essere incendiate le case del Rettifilo (ora strada Nicola Falconi), alcune del Corso Sant'Antonio e, sotto la Chiesa, la casa dell'Arciprete ed altre adiacenti; poi, man mano, tutte le altre, per cinque giorni. I reparti di guastatori entravano nelle abitazioni con recipienti pieni di liquido infiammabile, che spargevano e cui davano fuoco. Subito si svilupparono le fiamme, che emettevano un fumo denso ed acre. Le case che non avevano all'interno scale o pavimenti in legno, venivano incendiate a partire dal tetto, che, crollando, determinava successivi crolli o gravi ostruzioni e danni nei piani inferiori. Alcuni palazzotti, particolarmente solidi, furono prima incendiati, poi, essendo rimaste molte strutture in pietra, furono minati; il bel palazzo del Dottor Giovanni Conti, in Piazza San Giovanni, fu in tal modo, raso completamente al suolo; alla fine dell'incendio tutti gli altri riportarono gravissimi danni, se non la distruzione totale. Comunque le case di Capracotta, così solide, furono rese del tutto inabitabili, per i gravi crolli ed i pericoli continui di crolli ulteriori. L'incendio sistematicamente si diffondeva da se stesso, con rapidità, o veniva diffuso dai tedeschi senza interruzioni. Vari gruppi di persone si erano rifugiati nei campi della contrada delle Guastra, posti molto al di sotto del paese, ed anch'io vi andai. Di lì, specie di notte, era drammatica la visione dell'incendio: sulla sommità del monte si ergevano le fiamme, che illuminavano la notte con il loro vivido rosseggiare e che rendevano visibili anche le dense colonne di fumo che s'innalzavano in alto sul fuoco».

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. II, Youcanprint, Tricase 2017, pp. 36-37.

Scritti di Ugo Mosca:

  • U. Mosca, Scritti rari o nuovi su Capracotta, Roma 1971.

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