UN ALTRO MONDO

di Luigi Vittori

Mi sono imbarcato sul primo dirigibile diretto a Capracotta un martedì verso le 7,30 del mattino. La sorpresa di sapere dell'esistenza di una linea di dirigibili per i monti dell'Abruzzo non fu molta. Per uno che tutti i giorni vede gente che cavalca formiche o che ara con gli scarabei, un dirigibile arancione non è una grossa curiosità. Era un bestio piuttosto grosso in confronto alla sua appendice portapersone. Ho pagato il biglietto che costava 3 ore e quaranta, non ci si deve stupire di questa forma di pagamento, perché lì dove vado i soldi non ci sono. Siccome ero abituato a fare i conti in quella strana valuta, con tutte le sue corrispondenze, ho capito che il viaggio sarebbe durato più o meno tre ore. Il bestio arancione filava che era una meraviglia, sospinto da due turboeliche alimentate ad idrogeno. Avevo già imparato che in quel mondo si produce idrogeno semplicemente introducendo una lega speciale nell'acqua, per cui ce n'è sempre in abbondanza, ma non sapevo nulla sull'elio. Piuttosto, mi sembrava di ricordare che fosse esaurito, e da qui a credere che il pallone fosse stato riempito d'idrogeno, il passo è stato breve. Nutrivo dei forti dubbi sulla sicurezza dell'aviomezzo sul quale stavo volando, l'idrogeno è combustibile ed il fatto di tenerne diverse decine di metri cubi sulla testa non mi rassicurava certo. Infastidito da quel rovellino che non accennava a lasciare in pace le meningi, ho chiamato cortesemente uno stiuart, schiacciando l'apposito bottoncino. Dopo qualche secondo mi si fa incontro un giovanotto vestito conuna tuta color argento satinato e un cappello mercuriale in plastica, che, se non fosse stato per le ali, avrei giurato fosse un casco dei pompiero francesi, tanto era lucido e bello. Al sentire le mie preoccupazioni lo stiuart si è fatto una grassa e contagiosa risata, tanto che i quattro passeggeri che mi contornavano, hanno cominciato a ridere anch'essi. Anch'io ridevo tranquillo, non mi sentivo affatto a disagio, ero piuttosto come quello che chiede al pinguino come fa a volare. Finito di ridere, il sensuale giovanotto mi ha spiegato con calma e cortesia che il pallone era stato riempito di elio. Alle mie domande sulla provenienza del gas in questione, mi ha risposto illustrandomi un processo di riduzione subatomica che permetteva di trasformare l'idrogeno in elio e così tutti gli altri atomi.

– Ma questa è alchimia! – Ho esclamato interrompendolo.

– Teoria della fisica unificata. – Mi ha risposto calmo.

All'atto di rassicurarmi, un sonno furfante mi ha rubato i panorami, fino a che il bel Mercurio di prima non è venuto a svegliarmi comunicandomi che eravamo già atterrati a Capracotta e il mezzo stava per ripartire. Gli ho restituito un "Grazie" un po' sardonico, e che cazzo, non potevano svegliarmi prima? Ho afferrato il mio semplice bagaglio e sono letteralmente saltato giù, fra le immancabili risa del personale di bordo.

  • L. Vittori, Un altro mondo, Ferentino 2004, p. 102.

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