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VENDETTE INCROCIATE

di Rita Zappaterra (1966)

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Giuseppe era bellissimo - le ricordava una di quelle statue greche che aveva visto sul libro di storia dell'arte - e un ragazzo così bello doveva per forza essere anche buono, seguendo il principio secondo cui l'aspetto esteriore era il riflesso della nobiltà d'animo di una persona.

Erano di due paesi vicini, Sant'Angelo del Pesco e Capracotta. A separarli pochi chilometri di distanza, ma i nomi già dicevano tutto sulle differenze tra i due.

Il ventinove settembre, giorno della festa del patrono di Sant'Angelo, al calar della sera, l'aveva raggiunta in piazza. Lì c'erano giostre e bancarelle: si poteva giocare al tiro al bersaglio, alla pesca con la canna o sparare ai barattoli di latta. Allontanandosi dalle amiche, si erano appartati e lui l'aveva baciata. Aveva chiuso gli occhi e si era sentita trasportata lontano.

La felicità era durata poco. Da dietro, due ragazzi avevano cominciato a colpire Giuseppe che, preso completamente alla sprovvista, non era riuscito a reagire. Dopo averlo pestato, lo avevano lasciato sanguinante per terra. Mentre lei lo soccorreva, era spuntato fuori Corrado, suo fratello, e le si era avvicinato:

– Rosa, devi stare attenta alle compagnie che ti scegli e a chi dai confidenza.

Lei gli aveva sputato in faccia in segno di disgusto e lui, a quel punto, l'aveva colpita con uno schiaffo e si era girato per andarsene. Dopo qualche passo, le si era avvicinato di nuovo e le aveva dato un buffetto sulla guancia.

  • R. Zappaterra, Vendette incrociate, Graus, Napoli 2026, pp. 119-120.​

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