IL VIAGGIO

di Giose Rimanelli (1926-2018)

– Ma forse parto, torno al paese dei miei.

– E dov'è questo?

– Un paese chiamato Molise.

Era l'anno 1973 quando cercai di fare il viaggio, un po' ricordando le storie di mio padre e il mare che aveva visto cercando l'America, e un po' per una zia, sorella di mia madre, che mandava lettere dall'Italia dicendo che aveva peccato, peccato, peccato contro la natura, e voleva ora smetterla con la sua vita. Zia Immacolata - ma la chiamavano Macula - aveva molti soldi lasciati dal marito mugnaio, morto adesso, caduto in un pozzo del Palazzo Marchesale, e viaggiava per dimenticare, si riteneva una irresponsabile innocente per averlo spinto lei, presa da vertigine, mentre lui tirava su il secchio dell'acqua con la carrucola, ma a Capilano, nella Columbia Britannica, non era mai venuta. Aveva paura dell'acqua. Da gennaio a dicembre, e da dicembre a gennaio citava nelle sue lunghe lettere santuari del Molise e santi, e rovine sannitiche (le fortificazioni) di Castel di Sangro, Capracotta, Terravecchia di Sepino, Cercemaggiore, Frosolone, Duronia e Carovilli; scriveva che sedeva sulla pietra e guardava... le pietre!

  • G. Rimanelli, Il viaggio. Un paese chiamato Molise, Iannone, Isernia 2003, p. 36.

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