I VIVI E I MORTI

di Andrea Gentile (1985)

Il ritrovamento della lettera del Custode ci fa pensare. È come se fosse nato un nuovo mondo. La sospensione della guerra ci disorienta. Il nostro assedio è oramai vano. Ci diciamo che dobbiamo rendere tranquille le nostre genti. Anche se la guerra è ferma, è importante che credano che la guerra continui. La guerra è uno stato d'animo perenne. Impossibile abbandonarla da un momento all'altro. Decidiamo di assediare Femminamorta. Il villaggio è deserto. In molti sono evacuati per il terremoto. Alcuni sono nascosti nei fienili e nella vegetazione.

Dal monte Capraro le nostre genti potranno vederci.

Potranno ammirarci, con meraviglia.

Ci presentiamo dal sindaco di Femminamorta. Gli comunichiamo che il nostro re ha deciso che è necessario disinfestare il paese. Con i trattori trasportiamo lontano gli abitanti di Femminamorta rimasti in paese. Li portiamo più a valle, lungo la piana. All'alba arriviamo con cannoni, soldati, archibugi. Facciamo esplodere bombe fumogene. Facciamo indossare a una nostra legione le divise di Masserie di Cristo Inferiore. Corriamo a testa bassa e spariamo. I finti soldati di Masserie di Cristo Inferiore fingono di essere stati colpiti.

  • A. Gentile, I vivi e i morti, Minimum Fax, Roma 2018.

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