• Letteratura Capracottese

1965: Amelia Rosselli a Capracotta


Amelia Rosselli (1930-1996) fotografata da Dino Ignani.

Long poem "La libellula" on Nuovi Argomenti having enormous success - but I am accused by some who are wrong of neo-romanticism! Quite wrong - the poem is strong on re-reading it, though I'm quite far from that mentality (1958). I want to send you the copy (15 sbagli di stampa) together with another review instead publishing 3 long very recent poems written at Capracotta - just for the contrast, so you'll get a vague idea of what I'm trying (or was trying to do in 1965) to do.

Questo è uno stralcio della lettera che Amelia Rosselli, di ritorno dal soggiorno capracottese, spedì il 28 luglio 1965 a suo fratello Giovanni.

Ebbene sì. Una delle più grandi poetesse italiane - molto apprezzata anche a livello internazionale - trascorse a Capracotta una lunga vacanza nell'estate del 1965 e quel periodo si rivelò per lei molto fecondo, perché nel nostro paese la Rosselli scrisse ben 22 poesie, tutte inserite nella "Serie ospedaliera", una raccolta che, dopo "La libellula", rappresenta il secondo ciclo della sua inestimabile opera poetica. Quei componimenti vengono definiti dagli studiosi della Rosselli «le poesie abruzzesi [che] costituiscono la stagione più recente di "Serie ospedaliera", risolutiva per porre termine alla gestazione della raccolta; anche se poi non vede la luce fino al 1969». E il critico dell'opera rosselliana più accreditato è certamente Stefano Giovannuzzi, professore di Letteratura italiana all'Università degli Studi di Perugia, col quale tenterò di organizzare in futuro un evento a Capracotta incentrato proprio sulla Rosselli.

Il nucleo delle poesie scritte a Capracotta rappresenta infatti il punto di partenza del quarto capitolo della "Serie ospedaliera". Giovannuzzi afferma che «dietro l'apparenza letteraria e idillica, le poesie abruzzesi mettono in scena i riti che accompagnano la morte di un personaggio maschile, dalla veglia funebre alla cerimonia della sepoltura [...]. Dietro l'anonimato il morto delle poesie abruzzesi disloca, attenuandolo, il lutto per la scomparsa di Scotellaro». A quanto pare il fulcro umano di quel grumo poetico è da rintracciare in Rocco Scotellaro (1923-1953), che la Rosselli conobbe nel 1950 e la cui prematura scomparsa provocò nella poetessa un trauma che «tende a fissarsi in figure allegoriche che hanno lo scopo di alleggerire la sofferenza oggettivandola al di fuori del perimetro della biografia».

Le 22 poesie composte da Amelia Rosselli a Capracotta sono le seguenti, i cui titoli sono tratti dal primo verso delle stesse, dimostrando il flusso di coscienza da cui sono scaturite:

  1. "Amarti e non poter far altro che amarti";

  2. "Ma tu non ritornavi: giacevi semidistrutto";

  3. "E morire per te è vano";

  4. "Son così sola, e ti amo tanto, il vento morde";

  5. "Mi batte la testa, nella pensione";

  6. "Un'esile vocina: basta aprire appena il battente";

  7. "Tu non ricordi le mie dorate spiagge";

  8. "Luce sulla tua testa cade incerta";

  9. "A tratti la tua testa assume un aspetto";

  10. "Parole nude sul tronco dell'albero";

  11. "Le ingenue case, è meglio che Dio rimanga";

  12. "Avvezza al sogno, al sonno, al sole";

  13. "Primavera, primavera in abbondanza";

  14. "Si staglia netto il campo";

  15. "Di sera il cielo spazia";

  16. "Tu con tutto il cuore ti spaventi";

  17. "Esiste molta gente, e non è tutta";

  18. "C'è vento ancora e tutti gli sforzi";

  19. "Faccia nell'erba odori quel poco";

  20. "Seguito dalle mosche, credendomi";

  21. "Diana la cacciatrice soleva avvicinarsi";

  22. "I bambini sono i padroni del paese".

Nel secondo volume della mia Guida azzardai alcune ipotesi, dettate dalle emozioni istintive che le poesie della Rosselli mi avevano provocato. In quell'occasione scrissi infatti che Capracotta aveva probabilmente garantito alla Rosselli l'armonia e l'ispirazione tali per poetare; inoltre, nel presentare il quattordicesimo componimento "Si staglia netto il campo", scrissi che mi piaceva «immaginare la Rosselli nella camera d'una pensione capracottese, con vista sulle montagne, seduta allo scrittoio, mentre fuori nevica, e troviamo tre aree tematiche ricorrenti: il campo (un prato qualunque o il nostro monte?), il freddo (del ghiaccio o dell'anima?) e la pensione (un albergo o la metafora della miseria?). Al fertile acme dell'ispirazione, la poetessa potrebbe essersi lasciata blandire - almeno originariamente - dalla cruda silhouette di Monte Campo, e solo in un secondo momento, in fase di rifinitura, abbia optato per la minuscola iniziale del primo verso, così da evitare qualsiasi riferimento a luoghi reali».

Nel leggere la biografia del prof. Giovannuzzi scopro che «incrociando le notizie e gli accenni di autocommento, il discorso parrebbe formulato in modo da stabilire una dipendenza, o una connessione, fra il paesaggio fisico in cui le poesie sono scritte [...] e un paesaggio culturale e letterario che rivaluta paradigmi quantomeno fuori gioco dall'osservatorio degli anni Sessanta». Ciò che avevo ipotizzato nel 2017 non era quindi così sacrilego: la Rosselli soggiornò a Capracotta e da allora Capracotta soggiorna nella sua poetica.

Difatti, se si leggono i primi versi delle ventidue poesie poc'anzi elencate, si trovano molteplici richiami alla nostra cittadina: il vento che morde (la vòria), il mal di testa nella pensione, i tronchi degli alberi, le ingenue case (di un modesto paese), il Campo che si staglia e di nuovo il vento (il maiellése), l'erba odorosa, la presenza delle mosche, il mito precristiano di Diana e i bambini che scorrazzano e spadroneggiano pel paese...

Dirò di più. Per quanto riguarda quel «vento che morde», ho controllato i dati meteorologici dell'estate del '65, da cui risulta che quella stagione vide in Italia «un comportamento davvero poco estivo dopo un giugno normale per le temperature con la massima annuale a 35,2°. [...] Sia luglio che agosto sono estremamente piovosi e perturbati», il che rende legittimo pensare che a Capracotta il vento abbia morsicato più del solito, colpendo l'immaginario di Amelia Rosselli.

Ora bisognerà scoprire dove la poetessa abbia alloggiato fisicamente, nella speranza di scoprire qualche scritto autografo, che oggi avrebbe un valore immenso, al di là del mero dato economico.


Francesco Mendozzi

Bibliografia di riferimento:

  • C. Bello Minciacchi, Amelia Rosselli, in «Antologia Vieusseux», XXIII:69, Firenze, settembre-dicembre 2017;

  • A. Cortellessa, La furia dei venti contrari. Variazioni Amelia Rosselli con testi inediti e dispersi dell'autrice, Le Lettere, Firenze 2007;

  • S. Giovannuzzi, La persistenza della lirica. La poesia italiana nel secondo Novecento da Pavese a Pasolini, Fiorentina, Firenze 2012;

  • S. Giovannuzzi, Che cos'è la lettertura? Amelia Rosselli e le poesie abruzzesi di "Serie ospedaliera", in R. Girardi, L'angelo malato. Poesia a salute mentale nel Novecento italiano, Ed. di Pagina, Bari 2014;

  • S. Giovannuzzi, Amelia Rosselli: biografia e poesia, Interlinea, Novara 2016;

  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. II, Youcanprint, Tricase 2017;

  • A. Rosselli, Lettere a Pasolini (1962-1969), a cura di S. Giovannuzzi, S. Marco dei Giustiniani, Genova 2008;

  • A. Rosselli, Serie ospedaliera, Il Saggiatore, Milano 1969;

  • A. Zungri, Ed è dolce il naufragare in questo sonno così spiritato: proposte di lettura per "Serie ospedaliera", in «Quaderni del '900», XVI:16, Serra, Pisa-Roma 2016.

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