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I borghi d'Italia: Capracotta


Panorama di Capracotta da Sotto la Terra (foto: A. Mendozzi).

Capracotta in provincia di Isernia, comune di 833 abitanti, è un'importante località sciistica che fa parte della Comunità Montana dell'Alto Molise. Le origini del nome del borgo sono legate principalmente a una leggenda che racconta che alcuni zingari, avessero deciso di bruciare una capra come rito di fondazione, nel luogo esatto in cui avevano deciso di costruire la loro città. La capra fuggì sui monti, dove morì, e gli zingari decisero di fondare la loro città in quel punto. Una ricerca invece sostiene che Capracotta derivi dal latino castra cocta (accampamento militare), espressione legata probabilmente a un distaccamento romano che ebbe lì la sua sede di controllo della valle del Sangro. Le più antiche tracce della presenza umana nel territorio di Capracotta risalgono al periodo musteriano, ma il primo insediamento stabile è datato IX secolo a.C. Alcune campagne di scavo hanno portato alla luce un sito costituito da capanne circolari e edifici in marmo, risalenti al I sec. d.C., nei pressi di Fonte del Romito. Questo abitato si trasforma in un insediamento esteso e socialmente complesso nel giro di pochi secoli fino a quando, nel I sec. d.C., un violento incendio interrompe questo processo di crescita. Gli abitanti riescono a mettersi in salvo ma la caduta di Roma e l'arrivo dei popoli invasori non permettono alla comunità di risollevarsi. Dominata per secoli, prima dai Longobardi, poi dagli Aragonesi e in seguito dai Savoia, nel 1860 Capracotta viene annessa all'Italia unita. Con l'aumento delle tasse esplode il brigantaggio e l'agro capracottese è funestato dalle terribili bande di Cuzzitto, Ferrara e Tamburrini. L'altra faccia di questa condizione di diffusa povertà è la massiccia emigrazione verso il continente americano. Durante la II guerra mondiale il paese, escluse le chiese, l'edificio scolastico, l'asilo infantile e alcune case private, viene quasi interamente distrutto dalle truppe tedesche, in ritirata verso la Val di Sangro, con il fuoco e la dinamite. Negli anni '50 il borgo fu interamente ricostruito e, sopra il Monte Capraro, installato un impianto da sci.

L'intero centro abitato è di per sé un'attrazione turistica di grande interesse, grazie all'eccezionale pulizia e all'ottima conservazione degli edifici, Capracotta è un vero e proprio piacere degli occhi, impreziosita poi dalla presenza di numerosi viali alberati, fontane e monumenti vari.

Il piccolo centro storico si caratterizza per la Chiesa di Santa Maria Assunta, posta sul punto più alto dell'antico abitato (che la rende la parrocchiale più alta dell'Appennino) che domina due delle più suggestive strade di Capracotta, la via Carfagna e la via Roma, entrambe dotate di una bellissima pavimentazione mosaica. Per accedere alla chiesa bisogna seguire la breve scalinata che conduce al piccolo piazzale di fronte all'ingresso. Questo spiazzo è molto simile a un balconcino, da cui si gode di un bellissimo panorama sul centro storico di Capracotta e sui suoi immediati dintorni. La Chiesa di S. Maria in Cielo Assunta, a cui fa capo la comunità parrocchiale di Capracotta, fu eretta probabilmente agli albori del XV secolo, con dimensioni estremamente più ridotte rispetto a quelle dell'area attuale (oltre 700 mq.). Nel 1657 si decise di demolirla e di ricostruirla ex novo e i lavori di riedificazione durarono quasi 80 anni. La chiesa, appare come un mirabile esempio di tempio a tre navate in stile tardo-barocco. Al suo interno, oltre all'altare maggiore, sono presenti ben 10 altari, un tempo assegnati a confraternite e a privati. Fra gli elementi artistici e architettonici più preziosi che caratterizzano la Chiesa Madre di Capracotta sono da segnalare: l'antichissimo battistero in legno intarsiato, databile tra il XIV e il XV secolo, poggiato su una colonna in pietra scolpita e il monumentale organo decorato in oro zecchino, comunemente chiamato "Principalone", opera di Luca e Francesco D'Onofrio, fini mastri organari che lo realizzarono tra il 1750 e il 1780.

Uscendo dal borgo, infine, merita essere ammirato il Palazzo Baronale, risalente al XVI secolo e ubicato fuori dalle antiche mura cittadine. La sua costruzione risale sicuramente al secolo XVI ad opera della signoria dei d'Ebulo e da quanto si legge dall'opera di Luigi Campanelli "Il territorio di Capracotta" (1931) è avanzata l'ipotesi che il Palazzo Baronale possa essere stato costruito nel 1568 dal barone dell'epoca Gianvincenzo d'Ebulo, succeduto al padre nel titolo feudale. Il palazzo fu realizzato fuori dalle mura cittadine dell'epoca in un periodo di grande espansione economica, demografica ed urbanistica di Capracotta: in quel secolo la cittadina esce fuori dagli augusti spazi della Terra Vecchia e si espande tutto intorno. Il palazzo nel corso dei secoli è stato più volte oggetto di rifacimenti e visse il suo splendore verso l'inizio del 1800, durante il cosiddetto decennio francese quando la duchessa di Capracotta arreda le stanze con mobili dorati, accoglie gli intellettuali locali, organizza spettacoli a favore della popolazione. Attualmente il palazzo è sede del municipio e ospita anche un piccolo museo della civiltà contadina e degli antichi mestieri: nelle varie sale sono stati raccolti gli attrezzi e gli strumenti della vita quotidiana di un popolo di montagna, che raccontano le vicissitudini di intere generazioni che hanno vissuto sacrifici immani dedicandosi a lavori che a malapena riuscivano a soddisfare le più elementari esigenze personali e familiari.

Fuori dal paese, dirigendosi verso Monte Capraro, si incontra il Santuario della Madonna di Loreto esistente già dal 1622. Nel 1950 dopo i danni della guerra è stata ricostruita, seguendo lo stile neo romanico e neogotico. La chiesa ha una facciata neo romanica e l'interno è a navata unica semplice, che mostra ancora le reminiscenza barocche, soprattutto per l'altare in legno, con la statua della Madonna col Bambino. Questo santuario venne costruito dai pastori capracottesi per affidare le loro famiglie alla protezione della Madonna durante il periodo della loro assenza durante la transumanza. La festa della Madonna di Loreto è la festa più cara ai capracottesi, che in tale occasione, ritornano al paese da tutte le parti del mondo. Le celebrazioni, che per tradizione ignota hanno cadenza triennale, si svolgono nei giorni 7, 8 e 9 Settembre. Particolarmente suggestiva è la "sfilata dei cavalli", subentrati ai muli, che, riccamente decorati con coperte e panni sfarzosi ed addobbati di fronzoli di ogni genere, scortano il passaggio della statua venerata per le vie del paese. L'origine di questa celebrazione, è strettamente legata alla leggenda di un tronco d'albero, su cui si racconta si fosse miracolosamente impressa una immagine sacra, apparsa ad alcuni locali.

Questo borgo ha avuto una forte vocazione turistica già a partire dalla fine dell'Ottocento: numerose famiglie dell'aristocrazia romana e soprattutto napoletana trascorrevano le vacanze invernali nei comodi e confortevoli alberghi cittadini. In una citazione di Alberto Sordi ne "Il conte Max", Capracotta è descritta come la «piccola Cortina d'Ampezzo degli Abruzzi». Capracotta (famosa anche per le abbondanti nevicate) è dotata di due impianti sciistici molto importanti, uno dedicato allo sci alpino, in località Monte Capraro, e un altro per lo sci di fondo che si trova invece in località Prato Gentile, ed è stato sede dei Campionati Italiani Assoluti di sci di fondo nel 1997.

Fuori dal paese si può visitare il Giardino della Flora Appenninica, orto botanico a quota 1.525 metri, nato negli anni '60 come progetto per la sperimentazione di piante officinali e ben presto diventato interessante attrazione turistica e, grazie al supporto della Regione Molise, uno dei più importanti centri per la tutela delle specie floreali protette. Nel 2016 è nato il Festival delle Erbe dell'Alto Molise: occasione per svolgere passeggiate in montagna e imparare a riconoscere le erbe spontanee e frequentare laboratori di cucina con le erbe e incontri tematici sul loro utilizzo nella vita quotidiana.

Piatti tradizionali sono l'agnello alla menta e la zuppa di ortiche servita con crostini di pane e olio crudo. La "pezzata" è una tra i piatti più antichi. La ricetta risale al periodo in cui i pastori effettuavano la transumanza tra i monti dell'Alto Molise e il Tavoliere delle Puglie: quando un animale si feriva gravemente veniva ucciso e depezzato, da qui il nome della ricetta, e poi cucinato. La carne di pecora viene cotta in grandi paioli pieni d'acqua e, quando il grasso in eccesso viene a galla, si procede alla "schiumatura" per eliminarlo. Si aggiungono sale, patate e pomodori e si fa cuocere per almeno quattro ore. Prodotto tipico di Capracotta è il pecorino, con origini molto antiche, addirittura risalenti ai Sanniti.


Marina D'Oria

 

Fonte: https://www.facebook.com/, 18 febbraio 2021.

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